ROMA - L’Italia parteciperà al vertice di Washington sulla presunta “rinascita del terrorismo transnazionale di estrema sinistra”, anche se lo farà con una rappresentanza non di primo livello.
Dopo un iniziale orientamento contrario filtrato dalla Farnesina, Palazzo Chigi ha scelto di non lasciare vuota la sedia italiana e di inviare un sottosegretario, evitando però la presenza di un ministro.
La mediazione, maturata su impulso di Giorgia Meloni, alimenta però nuove polemiche. Per le opposizioni, il cambio di linea conferma che, quando si tratta di scegliere tra il fronte europeo e il rapporto con Donald Trump, la presidente del Consiglio continua a privilegiare il legame con Washington.
L’ex ministro dem agli Affari europei Enzo Amendola parla di una missione “indecorosa”, mentre la senatrice del M5s Alessandra Maiorino accusa Meloni di un “tentativo disperato di rientrare nelle grazie del presidente americano”.
Al centro dell’iniziativa promossa dal segretario di Stato Marco Rubio c’è il tema degli antifa, indicati dall’amministrazione Trump come una galassia di collettivi e movimenti della sinistra radicale, dalle proteste anti-Ice ai cortei universitari. Il presidente americano li ha già definiti con un executive order “organizzazione terroristica interna”, una classificazione che non ha equivalenti in Europa.
Secondo le ricostruzioni citate dalla stampa americana, gli inviti sarebbero stati inviati a oltre sessanta Paesi con poco preavviso e contorni non del tutto chiari. Molti governi avrebbero scelto per questo un profilo basso, limitandosi a una rappresentanza diplomatica. L’Italia, invece, dovrebbe inviare il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni, esponente della Lega.
+Europa chiede al governo di fare marcia indietro, e Riccardo Magi invita l’esecutivo a spiegare a Rubio che il vero “pericolo eversivo” per le democrazie liberali è “l’involuzione illiberale degli Stati Uniti di Trump”.
Anche Avs attacca: Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni parlano di una “caccia alle streghe ideologica” e annunciano un’interrogazione parlamentare per chiarire le presunte richieste arrivate a giugno dall’amministrazione americana su gruppi e associazioni della sinistra italiana.
Sullo sfondo pesa il momento difficile nei rapporti tra Meloni e Trump, dopo gli attacchi personali e il caso del meme sull’ordinanza restrittiva diffuso dal presidente americano. Le opposizioni insistono su questo punto e descrivono la premier come troppo disponibile verso la Casa Bianca.
Per il senatore di Italia Viva Enrico Borghi, la partecipazione italiana al vertice sarebbe l’ennesima prova di una “costante subalternità” nei confronti di Washington. Una linea che, secondo il centrosinistra, rende ancora più debole l’idea, coltivata da Meloni dopo il ritorno di Trump alla Casa Bianca, di proporsi come ponte tra Stati Uniti ed Europa.