MILANO - Tre ventenni sono indagati dalla Procura di Milano con l’accusa di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa commessi attraverso la rete.
Secondo gli investigatori, usavano chat Telegram e WhatsApp per diffondere contenuti suprematisti e antisemiti. Nelle loro abitazioni sono stati trovati materiale propagandistico, armi a salve, coltelli e manganelli.
I tre sarebbero collegati al sito “Rinascita popolare italiana”, presentato online come la vetrina di una “organizzazione politica” di “figli della nazione” aderenti alla Terza via. Nei contenuti diffusi, il gruppo si dice favorevole alla “remigrazione”, contrario a globalizzazione e consumismo, e punta anche al coinvolgimento degli studenti per contrastare quello che definisce “indottrinamento” nelle scuole e nelle università.
Le perquisizioni sono state eseguite all’alba del 9 luglio nell’ambito dell’operazione Militia. Gli indagati sono un informatico di 26 anni residente in provincia di Savona, ritenuto il principale promotore del sito, un ventenne disoccupato di Roma e un diciannovenne di Caserta, da poco diplomato. Le attività hanno coinvolto Digos e Polizia postale nelle tre province.
L’indagine è condotta dal Centro operativo per la sicurezza cibernetica Lombardia e diretta dalla Procura di Milano, con il coordinamento del Servizio Polizia postale e per la sicurezza cibernetica e della Direzione centrale della Polizia di prevenzione. Gli accertamenti sono partiti dal materiale raccolto in una precedente inchiesta milanese che nel dicembre 2024 aveva coinvolto dodici ragazzi, tra i 17 e i 24 anni, per gli stessi reati.
Come in quel fascicolo, e come nel caso del diciannovenne pavese arrestato ad aprile, anche i tre indagati farebbero riferimento all’area della Terza Posizione. Secondo gli investigatori, nelle chat parlavano di possibili azioni violente, anche con l’uso di armi, e di iniziative contro le istituzioni, senza però indicare obiettivi specifici.
I contenuti pubblicati e condivisi erano già stati segnalati dalle piattaforme social, che in più occasioni avevano chiuso i loro profili per il tenore dei messaggi. Durante le perquisizioni sono stati sequestrati computer e smartphone, nei quali sono state trovate le chat tra gli indagati.
Gli investigatori analizzeranno ora i dispositivi sequestrati per verificare l’eventuale coinvolgimento di altre persone. L’inchiesta è affidata al pm Leonardo Lesti, già titolare del fascicolo del 2024 nel quale, durante le perquisizioni, erano state trovate armi ad aria compressa, bandiere con simboli nazisti e copie del “Mein Kampf” di Adolf Hitler.