PARIGI - “I Paesi membri della Coalizione dei volenterosi” sono degli “istigatori della guerra”, dei guerrafondai che non desiderano la pace. Con questo durissimo affondo, pronunciato dal portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, la Russia accoglie il nuovo vertice della coalizione internazionale che si tiene oggi, lunedì 13 luglio, a Parigi.
La dura reazione politica di Mosca giunge in concomitanza con un nuovo picco di tensione militare sul proprio territorio nazionale: una serie di attacchi condotti con droni ucraini ha infatti colpito direttamente la regione della capitale russa, provocando un bilancio di tre morti e cinque feriti.
A dare l’annuncio dei raid sul proprio canale Telegram è stato il governatore locale Andrei Vorobyov. “Nella città di Pionersky, in Istra – scrive il governatore – tre persone sono morte e altre tre sono rimaste ferite a causa dello schianto di un drone. A Solnechnogorsk, due persone sono rimaste ferite dopo che un drone ha colpito un condominio”.
Anche il sindaco di Mosca, Sergei Sobyanin, è intervenuto via Telegram confermando che ben 11 droni diretti verso la capitale sono stati intercettati e abbattuti dai sistemi di difesa aerea. Nelle ultime ore l’Ucraina ha preso di mira la Russia concentrandosi in particolare su obiettivi energetici, un’azione strategica che da Kiev definiscono una giusta rappresaglia per gli oltre quattro anni di bombardamenti russi subiti sul proprio territorio.
In questo clima di aperta ostilità, l’Eliseo ospita oggi il nuovo summit della Coalizione dei volenterosi. Il presidente francese Emmanuel Macron co-presiede l’incontro insieme al primo ministro britannico Keir Starmer e al cancelliere tedesco Friedrich Merz, alla presenza del presidente ucraino Volodymyr Zelensky. All’appuntamento, organizzato alla vigilia della parata del 14 luglio alla quale Macron ha invitato tutti i Paesi contributori, partecipa per l’Italia il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani. L’incontro dei leader è preceduto al Quai d’Orsay dalla prima riunione della coalizione anti-missili balistici, che Macron chiuderà personalmente dopo un colloquio bilaterale con Zelensky.
Secondo quanto sottolineato dall’Eliseo in una nota ufficiale, “questo vertice permetterà di proseguire e amplificare i progressi e le convergenze ottenute, in particolare durante il summit del G7 a Evian, a favore della riaffermazione del sostegno alla difesa dell’Ucraina e del rafforzamento della pressione sullo sforzo bellico russo, in particolare attraverso la lotta contro la flotta fantasma”.
La presidenza francese ha inoltre precisato che, “in continuità con la dichiarazione di Parigi del 6 gennaio scorso, questo vertice permetterà ai leader di fare il punto sulla pianificazione operativa delle garanzie di sicurezza, volte a garantire una pace robusta e duratura in Ucraina”, aggiungendo che la riunione servirà a “lavorare sui mezzi necessari per consentire all’Ucraina di difendersi, sul rafforzamento della nostra cooperazione industriale e sulla condivisione del know-how di numerosi paesi e industrie in Europa”.
Avviata nel febbraio 2025, la coalizione guidata da Francia e Regno Unito ha già all’attivo circa quindici incontri formali. Il fulcro politico dei “Volenterosi” resta la “Dichiarazione di Parigi” adottata lo scorso 6 gennaio alla presenza dei rappresentanti degli Stati Uniti. Il documento descrive nel dettaglio le “robuste garanzie di sicurezza” destinate a proteggere l’Ucraina da un eventuale nuovo attacco russo e introduce un “meccanismo di monitoraggio e verifica del cessate il fuoco”. Washington, pur escludendo qualsiasi tipo di dispiegamento sul campo delle proprie forze di terra, non fa formalmente parte della coalizione ma rimarrà coinvolta nelle attività di sorveglianza della tregua. Una presenza, quella della rete di sicurezza (backstop) statunitense, a cui molti Paesi membri condizionano il proprio effettivo impegno.
Il piano d’azione prevede un’assistenza militare a lungo termine. Nelle parole del presidente francese Emmanuel Macron, le forze armate ucraine (che contano circa 800 mila militari) sono e resteranno la prima linea di difesa e di deterrenza di fronte alla Russia. Tale supporto si concretizzerà attraverso aiuti finanziari diretti a Kiev, l’acquisto di armamenti e il sostegno alla “costruzione di opere di difesa”.
Il punto politicamente più controverso del vertice del 13 luglio rimane tuttavia il possibile dispiegamento di una forza multinazionale per l’Ucraina, i cui piani operativi sono stati elaborati da uno stato maggiore istituito al Mont-Valérien, nei pressi di Parigi. Nelle intenzioni della presidenza francese, questa forza dovrebbe essere dichiarata ufficialmente pronta al dispiegamento proprio in occasione dell’incontro odierno, per scattare in caso di cessate il fuoco. Emmanuel Macron ha inoltre preannunciato la programmazione di future “esercitazioni” militari congiunte, mentre il comando della forza passerà dalla Francia al Regno Unito per i prossimi 12 mesi.
L’eventuale invio di contingenti europei sul terreno ha già sollevato i severi avvertimenti di Mosca, secondo cui le unità schierate diventerebbero “obiettivi militari legittimi per le forze armate della Russia”. Nonostante i rischi di escalation, Parigi e Londra si sono dette pronte a inviare i propri soldati, una disponibilità condivisa anche dal primo ministro spagnolo Pedro Sánchez. Proprio a gennaio, parlando davanti ai principali leader politici francesi, Macron aveva evocato l’invio di “due brigate”, equivalenti a circa 10.000 uomini, dei quali circa la metà di nazionalità francese.