WASHINGTON – La Corte Suprema degli Stati Uniti ha autorizzato l’amministrazione di Donald Trump a proseguire la costruzione della nuova ballroom della Casa Bianca mentre resta aperto il contenzioso sulla legalità del progetto, già bloccato dai tribunali inferiori.
La decisione, adottata ieri (ora locale) con una maggioranza di 5 giudici contro 4, sospende l’ordine che impediva i lavori esterni del complesso da 400 milioni di dollari.
Il ricorso era stato presentato dalla National Trust for Historic Preservation, organizzazione senza fini di lucro che aveva contestato la demolizione dell’East Wing e l’avvio di una ballroom di circa 8.360 metri quadrati senza una specifica autorizzazione del Congresso.
Cinque dei sei giudici conservatori hanno accolto la richiesta del governo, sostenendo che l’organizzazione ricorrente non avesse i requisiti giuridici necessari per promuovere la causa. La maggioranza ha inoltre ritenuto che il blocco dei lavori potesse provocare al governo un “danno irreparabile”, anche alla luce delle esigenze di sicurezza nazionale indicate dall’amministrazione.
A dissentire è stato il presidente della Corte, John Roberts, unico conservatore a schierarsi con i tre giudici progressisti.
Roberts ha definito il progetto “probabilmente illegittimo”, ricordando che il Congresso dispone di ampi poteri costituzionali sul District of Columbia e sulle proprietà federali.
Secondo il presidente della Corte, la ballroom costituisce una struttura edificata su terreno federale all’interno del President’s Park e il Congresso non ha approvato alcuna norma che conferisca all’esecutivo un’autorizzazione espressa alla sua costruzione.
Trump ha accolto con entusiasmo il pronunciamento.
In un messaggio sui social media, il presidente ha affermato che la Corte Suprema ha eliminato ogni ulteriore ostacolo al “Ballroom/Military Complex”, definendo il futuro edificio uno dei più importanti mai realizzati a Washington.
Il Dipartimento di Giustizia aveva sostenuto davanti alla Corte che il progetto rappresentasse anche una necessità di sicurezza, richiamando i tentativi di assassinio contro Trump e altre minacce recenti.
I lavori comprendono infatti non soltanto la grande sala in superficie, ma anche un complesso sotterraneo con rifugi antiesplosione, strutture mediche e protezioni contro droni e missili.
Secondo il governo, l’intero progetto dell’East Wing sarebbe già completato per circa il 65 per cento.
Il contenzioso era pervenuto alla Corte Suprema dopo che, il 7 agosto, la U.S. Court of Appeals for the District of Columbia Circuit aveva confermato con una decisione di 2-1 l’ordine del giudice federale Richard Leon di fermare i lavori esterni.
La corte d’appello aveva osservato che ogni presidente è soltanto un “inquilino temporaneo” della Casa Bianca e non può trasformarla radicalmente senza l’assenso del Congresso.
L’ordinanza di Leon non vietava definitivamente la costruzione della ballroom: consentiva la prosecuzione delle opere sotterranee e degli interventi strettamente necessari alla sicurezza della Casa Bianca.
Il National Trust aveva chiesto alla Corte Suprema di lasciare in vigore quel limite, sostenendo che nessun tribunale finora avesse riconosciuto all’amministrazione un potere unilaterale di realizzare il progetto.
La nuova ballroom rientra in un più ampio programma di Trump per modificare il paesaggio monumentale di Washington, che comprende anche un arco alto circa 76 metri e interventi sul Kennedy Center.