CANBERRA – Il ministro delle Comunicazioni Anika Wells è stata inserita da Time tra le cento personalità emergenti più influenti al mondo, un riconoscimento realtivo soprattutto al ruolo avuto nell’attuazione del divieto australiano dei social media per i minori di 16 anni.

Wells compare nella lista insieme a nomi del mondo della musica, dello spettacolo e dello sport come Troye Sivan, PinkPantheress, Chase Infiniti, Curry Barker, Cooper Hoffman, Folarin Balogun e Raye.

La motivazione pubblicata dalla rivista americana è stata firmata dall’ex primo ministro Julia Gillard, che ha definito Wells una “voce importante” nel crescente dibattito sulla sicurezza online.

Secondo Gillard, Wells ha sostenuto riforme all’avanguardia per proteggere i giovani dai rischi dei social media e ha mantenuto la propria posizione nonostante l’opposizione di alcune delle più grandi aziende tecnologiche del mondo.

Le norme australiane, entrate in vigore a dicembre, hanno poi ispirato interventi analoghi in oltre venti Paesi.

Il governo aveva promosso la riforma anche sul piano internazionale durante una visita alle Nazioni Unite nel 2025, viaggio che successivamente aveva attirato critiche per i costi sostenuti.

Wells sta ora lavorando a un nuovo pacchetto di misure, tra cui l’introduzione di un obbligo di tutela digitale per le piattaforme e la possibilità per gli utenti di scegliere feed non determinati dagli algoritmi.

Il progetto ha tuttavia suscitato forti obiezioni in Australia. Alcuni critici sostengono che i poteri previsti per definire cosa costituisca un “grave danno” online possano aprire la strada a forme di censura politica.

Il riconoscimento internazionale giunge inoltre dopo mesi di attenzione sulle spese parlamentari del ministro.

Un controllo dell’Independent Parliamentary Expenses Authority ha rilevato quattro violazioni delle regole di viaggio e ha imposto a Wells la restituzione di 10.116 dollari ai contribuenti.

Tra le spese contestate figurava un volo di ritorno per il marito dopo la finale AFL del 2025, alla quale Wells aveva partecipato nella sua veste di titolare del portafoglio allo Sport.

“Mi dispiace per questi errori in buona fede. Ho restituito il denaro con la maggiorazione prevista”, aveva dichiarato dopo la conclusione dell’indagine.

Anche un viaggio ministeriale di tre giorni a New York nel 2025 aveva sollevato interrogativi, con un costo complessivo superiore a 100mila dollari e un intervento di sette minuti alle Nazioni Unite.