MELBOURNE - Una serie di recenti progetti edilizi promossi da Woolworths in New South Wales e Victoria ha sollevato una crescente ondata di critiche da parte di esperti del settore e comunità locali, che accusano la catena di sfruttare le norme pubbliche per forzare l’approvazione di nuovi supermercati con condomini, aggirando i consessi comunali. 

Nel sobborgo di Glen Iris, a Melbourne, un progetto che prevedeva un supermercato Woolworths con circa 58 appartamenti, in origine respinto dal consiglio comunale e poi dal tribunale amministrativo locale (VCAT) per “massa edilizia inadeguata”, è tornato in carreggiata grazie all’uso del meccanismo statale di approvazione accelerata.

Woolworths ha modificato i piani: ridotto l’edificio di un piano, diminuito il numero di unità e aggiunto un “annesso” con sei appartamenti considerati “alloggio accessibile”. 

Il progetto per il sito ex-ABC a Elsternwick (Melbourne), che prevede due torri da 11 e 10 piani con 148 appartamenti sopra un negozio Woolworths, è stato approvato dallo Stato attraverso il Development Facilitation Program (DFP), nonostante in passato fosse stato respinto da consiglio comunale e tribunale per ragioni di impatto urbanistico ed edilizio. 

In New South Wales, a Neutral Bay e Gladesville (periferia nord di Sydney) Woolworths — tramite la propria divisione di sviluppo — ha presentato progetti che prevedono supermercati sotterranei o a piano terra, affiancati da decine di appartamenti, spazio pubblico e attività commerciali. Tali progetti sono stati presentati come “State Significant Developments” per ottenere l’approvazione dallo Stato, bypassando così i consessi locali. 

Il meccanismo di fast-track edilizio — pensato per agevolare la costruzione di alloggi accessibili in un contesto di emergenza abitativa nazionale — richiede solo una quota relativamente piccola di unità “a prezzi calmierati” come condizione. Alcuni esperti ritengono che progetti come quelli di Glen Iris trasformino quella clausola in una mera “scappatoia”: uno “sportello secondario” rispetto a quanto previsto originariamente.  

In molti casi le unità “accessibili” sono separate, in un annesso distinto, spesso con pochissimi posti auto rispetto al resto del complesso: un fatto che ha fatto storcere il naso a chi ritiene che la “integrazione sociale”, il principio originario della norma, venga tradita, creando una sorta di “porta per poveri” (il classico “poor door”). 

I sindaci e i consigli comunali lamentano che l’uso di questi percorsi alternativi evita ogni forma di reale consultazione comunitaria. 
Nel caso di Elsternwick, per esempio, il consiglio locale ha definito l’approvazione “una presa in giro” del processo democratico. 
Le critiche non arrivano solo da cittadini e residenti: anche organizzazioni di opposizione e gruppi per i diritti abitativi denunciano che Woolworths stia introducendo gli alloggi accessibili per fare profitto immobiliare. 

Per molti, questa strategia rischia di aggravare la disuguaglianza urbana: nuove “super-torri” nelle zone centrali, con abitazioni per investitori o fasce medio-alte, e poche, o addirittura nessuna, vere soluzioni per chi cerca case economicamente accessibili.