MILANO - La giudice per le indagini preliminari di Milano Tiziana Landoni ha disposto l’immediata scarcerazione di Youssef Siher, il ricercatore trentenne fermato il 24 ottobre nell’ambito dell’inchiesta sul Movimento 17 ottobre.  

Secondo la gip, non emergono gravi indizi di colpevolezza a sostegno delle accuse di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche. 

La decisione respinge la richiesta della Procura di Milano, che aveva sollecitato la convalida del fermo e l’applicazione della custodia cautelare in carcere, sostenendo l’esistenza di un pericolo di fuga e del rischio di reiterazione del reato. 

Per la giudice, invece, nei suoi comunicati il ricercatore “non prospetta mai il ricorso ad azioni violente”, né avrebbe indicato gli scontri avvenuti a Milano il 17 e 18 ottobre come un modello da seguire. 

Secondo il provvedimento, Siher si sarebbe limitato a promuovere una mobilitazione collettiva di protesta contro le politiche del governo, cercando di coinvolgere il maggior numero possibile di persone. 

L’obiettivo dichiarato sarebbe stato quello di favorire la formazione di una coscienza collettiva, senza invitare i partecipanti a commettere reati. 

La gip esclude inoltre che vi siano elementi sufficienti per sostenere che il trentenne avesse organizzato, in vista della manifestazione del 24 ottobre, un gruppo di almeno cinque persone intenzionate a utilizzare strumenti offensivi, mettere in pericolo l’incolumità pubblica o danneggiare beni. 

Anche il riferimento alle proteste francesi, utilizzato dalla Procura per sostenere l’esistenza di un progetto eversivo, viene interpretato diversamente dalla giudice. 

Secondo Landoni, il richiamo sarebbe generico e riguarderebbe la continuità e la capacità organizzativa dei movimenti di protesta in Francia, senza alcuna esaltazione delle violenze commesse da alcuni manifestanti. 

La decisione rappresenta quindi una netta divergenza rispetto alla ricostruzione della Procura, secondo la quale Siher avrebbe utilizzato le proprie competenze informatiche per sviluppare una strategia rivoluzionaria e coordinare possibili nuove rivolte, sostenendo che i messaggi del movimento potessero contribuire a diffondere timore nella popolazione e a destabilizzare la vita civile. 

La scarcerazione arriva all’indomani dell’interrogatorio nel carcere di San Vittore, durante il quale Siher si era avvalso della facoltà di non rispondere. 

I suoi difensori, gli avvocati Benedetto Ciccarone e Yasmina Abu Sharar, avevano chiesto l’immediata liberazione, sostenendo che l’attività del ricercatore rientrasse nella libertà di espressione e di manifestazione garantita dalla Costituzione. 

“Non c’è stata alcuna condotta istigatoria alle violenze, non c’è il terrorismo, non c’è alcun reato”, avevano dichiarato i legali.