ROMA - Saranno due le indagini che dovranno accertare cosa è avvenuto nelle acque dell’isola di Alimathà, alle Maldive, dove sono morti cinque italiani durante un’escursione subacquea. All’attività portata avanti dalle autorità di Malè si affiancherà infatti quella della Procura di Roma che ha aperto un fascicolo di indagine ed è in attesa delle informative e degli atti dal consolato italiano.
Il procedimento all’attenzione dei magistrati di piazzale Clodio, competenti nel caso di italiani deceduti all’estero, è al momento contro ignoti. Un fascicolo in cui, alla luce dell’incartamento che verrà messo a disposizione dalla sede diplomatica, si potrebbe procedere per una fattispecie colposa o dolosa, quest’ultima ipotesi è in riferimento ad un eventuale avvelenamento delle bombole.
Uno scenario ancora tutto da definire e che dovrà necessariamente passare attraverso l’ascolto dei testimoni, dei venti italiani che erano a bordo dell’imbarcazione Duke of York e dall’esame autoptico sulle salme quando verranno recuperate dal team di subacquei maldiviani. “Attendiamo quanto disporranno le autorità locali, ma nel caso saremo pronti ad affidare l’incarico per autopsie da effettuare anche in Italia”, spiega un inquirente.
Sul fronte delle indagini le autorità locali hanno avviato verifiche al fine di capire perché il gruppo dei cinque italiani sia sceso oltre il limite consentito di 30 metri per le immersioni alle Maldive. Secondo gli standard le ricreative sono limitate a quella profondità a meno che non vengano effettuate nell’ambito di programmi di immersione tecnica specializzati che prevedono certificazioni avanzate, pianificazione della decompressione e sistemi di respirazione specifici.
In base a quanto riferito anche dall’ambasciatore italiano a Colombo, Damiano Francovigh, la polizia maldiviana è già al lavoro per cercare di ricostruire quanto avvenuto nell’atollo di Vaavu. Fondamentale sarà l’analisi delle attrezzature utilizzate dai cinque per l’immersione. Tutto materiale che, una volta recuperato, sarà posto sotto sequestro per essere analizzato.
Dalle parole di chi era a bordo della Duke of York si capirà anche quali erano le reali condizioni meteorologiche quando i cinque hanno deciso di immergersi per raggiungere una grotta a oltre sessanta metri di profondità. Un’attività “per persone esperte”, ha spiegato l’ambasciatore. Sulle cause della tragedia al momento c’è massima cautela.
“La nostra attenzione va nel cercare di coordinare le autorità locali nell’accelerare la tempistica delle operazioni di recupero dei corpi dei nostri connazionali”, ha spiegato Francovigh aggiungendo che in questa fase “non siamo in grado di soffermarci o approfondire la dinamica di quanto successo”.
Altro segmento di indagine riguarderà la natura dell’immersione e le eventuali autorizzazioni in possesso dell’imbarcazione. Gli inquirenti vogliono capire se ci siano state delle ‘forzature’ ai protocolli che regolano questo tipo di attività, che ha il limite di 30 metri se non si tratta di immersioni a scopo scientifico. Tutti elementi che finiranno nell’indagine italiana.
Le operazioni di recupero hanno purtroppo vissuto anche una svolta tragica. Un subacqueo delle forze armate maldiviane è morto nel corso delle complesse ricerche in quello che sembra essere un vero e proprio un dedalo sottomarino. Il sergente maggiore Mohamed Mahudhee della Maldives National Defence Force, è stato colto da un malore mentre era in immersione.
L’uomo è stato trasportato d’urgenza all’ospedale di Adk ma le sue condizioni sono apparse da subito disperate: il decesso sarebbe stato causato dalla malattia da decompressione che provoca la formazione di bolle di gas nel sangue e nei tessuti. “È una notizia triste e sconvolgente”, ha commentato Mohamed Muizzu, presidente delle Maldive, esprimendo il proprio cordoglio.
Anche il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha inviato un messaggio di vicinanza al suo omologo maldiviano. “Questi giorni di dolore per l’Italia sono aggravati dalla notizia che un vostro coraggioso militare è deceduto a seguito del tentativo di raggiungere in immersione i corpi dei nostri connazionali”, ha detto il responsabile della Farnesina.
La morte di uno dei soccorritori non ha però bloccato le ricerche dei corpi di Monica Montefalcone, della figlia Giorgia Sommacal, di Muriel Oddenino e di Federico Gualtieri. Monica Montefalcone, la docente associata di Ecologia del dipartimento di Scienze della terra, dell’ambiente e della vita (Distav) dell’università di Genova, sopravvissuta allo tsunami del 2004, era “fra le migliori subacquee sulla faccia della terra”. Il marito Carlo Sommacal è nella casa sulle alture di Pegli da dove si vede il mare che la moglie amava.
“Mai avrebbe messo a repentaglio la vita di nostra figlia o degli altri, era meticolosa controllava tutto. Deve essere successo qualcosa lì sotto. Sono morti in cinque, è una esperta, sa cosa fare anche in caso di difficoltà”. Forse potrà essere di aiuto la GoPro “che di solito Monica indossava durante le immersioni”.
La figlia Giorgia si doveva laureare tra un mese, in Ingegneria biomedica. “Mio figlio fa il compleanno il 22 maggio. E intanto le stava preparando la festa di nascosto”. Carlo e Matteo non hanno chiuso occhio per tutta la notte. “Sono stato sul balcone a fumare tutto il tempo. Sul poggiolo abbiamo dei vasi di fiori e non ho mai visto un bocciolo. Oggi c’erano. è un segno, sono Monica e Giorgia che mi dicono di stare tranquillo”
Anche i familiari di Federico Gualtieri, tramite il loro legale Antonello Ricci, “escludono che abbia commesso imprudenze o negligenze. Federico, così come gli altri quattro subacquei - sottolinea l’avvocato - era molto esperto. Avevano i brevetti, conoscevano la località per essere già stati alle Maldive. Erano troppo esperti per commettere imprudenze. Non avrebbero mai operato in contrasto con i regolamenti”.
“Un sole”, in grado di conquistare il cuore di tutti “con la sua dolcezza”. Ma anche una sub “molto esperta e prudente”, con la quale i collaboratori si immergevano osservando “i massimi standard di sicurezza”. Così la biologa 31enne Muriel Oddenino, assegnista di ricerca dello stesso Distav della professoressa Montefalcone, viene descritta dai suoi colleghi.
Le operazioni di ricerca sono riprese ieri: i soccorritori hanno messo a punto un piano in base all’attività svolta negli ultimi due giorni e cercheranno di raggiungere gli anfratti dell’enorme grotta sottomarina.
Il team dei soccorritori maldiviani al lavoro si è addentrato nei primi due ambienti della grotta senza però riuscire ad individuare i corpi. Resta da perlustrare il terzo ambiente dove i quattro potrebbero essere rimasti intrappolati senza più ossigeno.
Questa ipotesi è avvalorata dal fatto che nella bombola dell’istruttore subacqueo Gianluca Benedetti, l’unico dei cinque il cui corpo, al momento in cui andiamo in stampa, è stato recuperato, il livello era quasi al minimo.
Ieri alle Maldive è arrivato anche un team finlandese specializzato in recuperi subacquei inviato da Dan Europe, la compagnia assicurativa specializzata in attività subacquee.
Intanto è stata sospesa la licenza di esercizio della Duke of York, l’imbarcazione dove erano presenti anche le cinque vittime.