C’è un istante preciso, entrando nella mostra, in cui il tempo sembra dissolversi. Le luci soffuse, i volti scolpiti nel marmo, gli sguardi eterni degli imperatori e quei piccoli oggetti sopravvissuti ai secoli trascinano il visitatore dentro un racconto sospeso tra storia e meraviglia.
È una sensazione quasi vertiginosa: quella di ritornare indietro nel tempo, di sfiorare con lo sguardo la grandezza dell’Antica Roma e lasciarsi avvolgere dal fascino immortale della romanità. Un richiamo potente, antico e irresistibile, che attraversa i secoli e continua ancora oggi a sedurre il mondo con la stessa forza con cui Roma conquistava popoli, culture e civiltà.
È proprio questa grandezza senza tempo che prende forma al Melbourne Museum nella monumentale mostra Rome: Empire, Power, People, un percorso raffinato e immersivo che accompagna i visitatori dentro il cuore pulsante dell’Antica Roma, dalle fondamenta dell’Impero fino alle sue eredità più sorprendenti nella società contemporanea.
Allestita con cura magistrale grazie a una preziosa selezione di materiali provenienti dal Museo Nazionale Romano, con il contributo del Museo Archeologico Nazionale di Firenze, la mostra rappresenta uno degli appuntamenti culturali più significativi dell’anno per la comunità italiana e non solo. Statue imperiali, mosaici, vetri, gioielli, affreschi e oggetti di uso quotidiano compongono un racconto corale capace di restituire il volto monumentale ma anche intimissimo di Roma.
A guidare il progetto curatoriale è stata Federica Rinaldi (nella foto), direttrice del Museo Nazionale Romano, che in un collegamento dall’Italia ha raccontato i retroscena di un’esposizione ambiziosa, costruita con l’obiettivo di far emergere l’anima eterna della Capitale.
"L’idea della mostra nasce dal desiderio di raccontare Roma nella sua totalità - spiega la direttrice -. Il Museo Nazionale Romano, per la sua storia, la sua estensione e la straordinaria quantità di materiali che conserva, rappresenta in qualche modo la storia stessa di Roma. Le sue collezioni e i suoi depositi sono in grado di raccontare oltre duemila anni di questa città unica al mondo".
Un’ esposizione archeologica, dunque, ma anche un vero viaggio nel tempo. La narrazione prende avvio dall’epoca imperiale, con la coppia simbolo di Augusto e Livia, per poi addentrarsi negli aspetti più quotidiani della romanità: il lusso, la religione, i rituali funerari, la vita domestica, il rapporto tra potere e popolo. Complice una tempistica dinamica e un allestimento immersivo, il visitatore viene accompagnato in un percorso che supera i confini cronologici dell’Impero e arriva fino al Rinascimento, al Barocco e alla Roma contemporanea.
"Abbiamo voluto fortemente inserire il concetto di eternità – racconta la direttrice –. La mostra non si ferma al declino dell’Impero, ma prosegue raccontando la rinascita della città nei secoli successivi. Roma continua a vivere, a trasformarsi e a lasciare tracce nel nostro presente".
Una scelta di chi ha curato la mostra che restituisce al pubblico una Roma dalle mille sfaccettature: imperiale e popolare, solenne e quotidiana, grandiosa e profondamente umana.
Tra le principali sfide affrontate vi è stata proprio la volontà di rappresentare un arco temporale tanto vasto attraverso materiali eterogenei. Eppure, il patrimonio custodito nei depositi del Museo Nazionale Romano si è rivelato una risorsa preziosissima.
"Quello che è arrivato a Melbourne sono oggetti che normalmente in Italia non si vedono – sottolinea Rinaldi –. Molti reperti non sono esposti nelle sale museali semplicemente per ragioni di spazio. Questa mostra ci ha permesso di far emergere un patrimonio sommerso straordinario".
Ed è forse proprio qui che l’esposizione trova la sua cifra più autentica. Accanto ai grandi ritratti imperiali di Augusto e Livia, capaci ancora oggi di emanare un’aura quasi sacrale, compaiono piccoli oggetti che raccontano la vita delle persone comuni: giocattoli per bambini, utensili domestici, monili preziosi e perfino un delicatissimo anello d’oro con incisa una probabile scena familiare.
"Questi dettagli permettono di cogliere la grande Roma degli imperatori ma anche quella del popolo – osserva la direttrice –. Ed è proprio il popolo che ha reso Roma ciò che è stata".
Il dialogo tra potere, propaganda e vita quotidiana emerge come uno dei temi centrali della mostra. "Tutta l’arte romana è arte di propaganda - spiega Rinaldi -. Ogni immagine, ogni oggetto, anche il più intimo, trasmetteva un messaggio preciso. Era un linguaggio condiviso, comprensibile da tutti, capace di raggiungere cittadini di ogni parte dell’Impero".
Un meccanismo che, sorprendentemente, trova eco anche nella contemporaneità. La direttrice individua parallelismi persino nelle iscrizioni antiche. "Se raccontate nel modo giusto, ricordano moltissimo la comunicazione moderna. Poche parole, sigle concise, messaggi immediati. Un po’ come accade oggi con i social".
Un confronto affascinante che trasforma la mostra in qualcosa di più di una semplice esperienza culturale: una riflessione sul presente attraverso il passato.
Non meno imponente è stato il lavoro organizzativo dietro le quinte. Dalla selezione dei reperti al trasporto internazionale, fino alla realizzazione del catalogo ufficiale, il progetto ha richiesto oltre un anno di preparazione.
"Per una mostra di questo livello serve almeno un anno, spesso anche un anno e mezzo – racconta Rinaldi –. Gli ultimi mesi rappresentano il rush finale, ma tutto nasce molto prima: dall’idea iniziale, dalla ricerca dei materiali nei depositi, dalla costruzione del racconto espositivo".
Fondamentale, inoltre, la collaborazione tra istituzioni italiane e australiane. "Senza collaborazione e senza intesa, esposizioni di questa portata non potrebbero esistere - afferma la direttrice Rinaldi -. Da parte del Ministero della Cultura c’è stata sin dall’inizio grande attenzione verso questa iniziativa e verso la comunità italiana in Australia".
Il Museo Nazionale Romano non ha avuto soltanto il ruolo di prestatore delle opere, ma ha curato direttamente l’intero progetto scientifico della mostra e del catalogo.
"Preferisco usare il termine cura - precisa Rinaldi -. Perché significa attenzione sotto ogni profilo: nella scelta dei materiali, nell’impostazione narrativa, nei testi, nella volontà di raccontare Roma nella sua continuità millenaria".
A rendere ancora più coinvolgente il percorso contribuiscono gli elementi immersivi e le ricostruzioni scenografiche. Un elegante triclinio romano, con mosaici e letti conviviali, restituisce l’atmosfera dei banchetti dell’epoca, mentre tecnologie digitali e installazioni multimediali permettono ai visitatori di passeggiare virtualmente tra le meraviglie dell’antica Capitale.
Il risultato è una mostra capace di parlare a tutti: agli studiosi, agli appassionati di storia, ai più giovani e persino a chi si avvicina per la prima volta alla civiltà romana.
Perché Roma, in fondo, continua ancora oggi a raccontarci qualcosa di noi stessi. Dei nostri linguaggi, delle nostre ambizioni, delle nostre fragilità e della nostra idea di potere.
"Forse la cosa più bella - conclude Federica Rinaldi -, è che ogni visitatore possa trovare nella mostra un proprio parallelismo con il presente e costruire un dialogo personale con questa straordinaria storia eterna".