CANBERRA – Circa un terzo dei leader del Pacific Islands Forum (PIF) potrebbe non partecipare al vertice di questa settimana a Palau, in una serie di defezioni che solleva interrogativi sull’unità regionale e alimenta a Canberra e Wellington timori di possibili interferenze esterne.

Il primo ministro Anthony Albanese partirà in giornata alla volta di Koror per guidare la delegazione australiana all’incontro annuale dei leader del PIF.

Per ragioni che vanno dalla politica interna a problemi di salute e difficoltà logistiche, potrebbero mancare sette capi di governo.

Fiji, Kiribati, Samoa, Solomon Islands e Vanuatu hanno già escluso la presenza dei rispettivi leader, mentre restano indicazioni contrastanti sulla partecipazione dei rappresentanti di Nauru e New Caledonia.

Le assenze ritenute più delicate dal punto di vista politico sono quelle di Kiribati e Solomon Islands.

Negli altri casi, i governi saranno rappresentati da vice o ministri degli Esteri. Il presidente di Kiribati Taneti Maamau ha invece scelto di inviare un alto funzionario pubblico, già ambasciatore in Cina, una decisione che ha attirato particolare attenzione in Australia.

La scelta viene fatta pochi giorni dopo che Kiribati ha avviato un processo destinato a consolidare nella propria Costituzione i rapporti con Pechino.

Maamau ha attribuito la propria assenza alle difficoltà di transito e alla coincidenza con lavori parlamentari.

Anche la situazione delle Solomon Islands ha assunto un rilievo inatteso.

Il primo ministro Matthew Wale era arrivato a Koror durante il fine settimana, dopo avere usufruito insieme ad altri leader di un volo militare messo a disposizione dalla Nuova Zelanda con partenze da Auckland e Brisbane.

Wale ha però lasciato Palau già domenica, dopo che il ministro dell’Interno Manasseh Maelanga ha presentato una mozione di sfiducia contro la sua leadership, accusandolo di non avere consultato adeguatamente il governo su alcune decisioni centrali.

La crisi emerge dopo che il primo ministro, insediatosi recentemente, aveva impresso a Honiara una linea più favorevole ai rapporti con l’Australia e aveva avviato negoziati per un nuovo trattato bilaterale.

A Canberra aleggia il timore che le turbolenze politiche possano essere collegate proprio a quel negoziato e che dietro alcune manovre vi sia anche l’influenza cinese.

Preoccupazioni analoghe sono state espresse dalla Nuova Zelanda.

Il ministro degli Esteri Winston Peters ha definito “profondamente deludente” la decisione di Kiribati e, interpellato sull’ipotesi di interferenze straniere, non l’ha esclusa.

“Sfideremmo la gravità e la logica se dicessimo che non è un problema importante”, ha dichiarato ai giornalisti a Palau.

Peters ha comunque sottolineato che il ruolo centrale del Pacific Islands Forum non verrà compromesso, pur ammettendo che le assenze “non aiutano”.

Il ministro rappresenterà inizialmente la Nuova Zelanda in attesa dell’arrivo del primo ministro Chris Luxon, previsto due giorni dopo quello di Albanese, mentre i due esponenti affrontano anche la campagna politica interna in vista delle elezioni del 7 novembre.

Australia e Nuova Zelanda ricordano che non è la prima volta che un vertice del PIF si svolge senza la partecipazione di tutti i leader, ma il numero dei forfait conferisce particolare peso politico all’edizione di quest’anno.

Gli organizzatori prevedono comunque l’arrivo a Koror di circa 2mila partecipanti tra funzionari, delegazioni e rappresentanti di Paesi esterni alla regione.

Dopo un vertice più ristretto organizzato lo scorso anno a Honiara, il presidente di Palau Surangel Whipps Jr ha infatti deciso di riaprire l’incontro a delegazioni provenienti da altri Paesi, comprese alcune delle maggiori potenze mondiali.

Gli Stati Uniti saranno rappresentati dal vice segretario di Stato Chris Landau, mentre parteciperà anche il ministro degli Esteri di Taiwan Lin Chia-lung.

Accanto ad Albanese, la delegazione australiana comprenderà il ministro per i Cambiamenti climatici Chris Bowen e il ministro per il Pacifico Pat Conroy.

Le assenze e le dispute interne rischiano comunque di dominare almeno l’apertura del vertice, trasformando un appuntamento concepito per rafforzare la cooperazione tra le isole del Pacifico in una nuova prova della competizione politica e strategica che attraversa la regione.