ROMA - Sono 82 i nuovi Alberi monumentali d’Italia entrati nell’elenco detenuto dal ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste con il decimo aggiornamento. Le nuove schede riguardano tre regioni: Umbria, Abruzzo e Puglia. 

Il patrimonio arboreo tutelato conta 17.564 esemplari monumentali: 4.524 singoli alberi e 13.040 gruppi omogenei. 

Gli esemplari inseriti nell’elenco si distinguono per l’elevato valore biologico ed ecologico, per età, dimensioni, morfologia, rarità della specie o per il ruolo di habitat per alcune specie animali. A questi elementi si aggiungono l’importanza storica, culturale e religiosa e la capacità di caratterizzare il paesaggio. 

“Questi giganti verdi non sono solo alberi ma parte del nostro territorio, della nostra cultura, della nostra storia”, ha affermato il ministro Francesco Lollobrigida. 

Tra i nuovi ingressi, il Masaf richiama tre esemplari simboo. A Pescara c’è il Pino d’Aleppo “coricato”, con un tronco di oltre due metri di circonferenza adagiato a terra come un serpente a causa di un antico cedimento del terreno. Per la scienza è un raro esempio di adattamento, mentre il folklore racconta che si sia curvato verso la battigia, ammaliato dal canto delle ninfe marine. 

In Puglia, nella Foresta Umbra, si trova il Tasso Vetusto, millenario e con oltre tre metri di circonferenza. Conosciuto come “Albero della Morte” per la tossicità di foglie e semi, è legato al mito secondo cui le sue esalazioni inducevano un sonno eterno. Allo stesso tempo rappresenta l’immortalità, per la capacità di far germogliare nuovi fusti dal proprio legno marcio. 

In Umbria, la Roverella di Nottoria è una quercia con un tronco di oltre cinque metri. Secondo la leggenda, un giorno il Diavolo chiese a Dio di poter dominare la Terra nei mesi in cui gli alberi fossero rimasti spogli. Dio accettò, ma la Roverella trattenne le foglie secche per tutto l’inverno e le lasciò cadere solo a primavera inoltrata, quando le nuove gemme erano già sbocciate, impedendo così al maligno di prendere il potere.