BUENOS AIRES - La giustizia federale ha respinto il tentativo dell’ex presidente Alberto Fernández di fermare l’avanzamento del processo a suo carico per violenza di genere contro la sua ex compagna, Fabiola Yañez.

Il giudice Julián Ercolini ha respinto tutte le istanze di nullità presentate dalla difesa, che cercavano di bloccare il rinvio a giudizio per un processo orale e pubblico. Dopo questa decisione, Fernández è a un passo dal diventare il primo ex presidente argentino giudicato per reati di questo tipo.

Il fascicolo, avviato sulla base della denuncia di Yañez nell’agosto 2024, include tre episodi distinti: due di lesioni lievi e uno di lesioni gravi, tutti aggravati dal vincolo e dal contesto di violenza di genere. Gli viene inoltre contestato il reato di minacce coattive.

Secondo la giustizia, i fatti si sarebbero protratti da prima dell’inizio del mandato presidenziale fino a dopo la sua conclusione. L’accusa descrive un’escalation che è andata dalla violenza psicologica fino ad aggressioni fisiche.

La procura, guidata da Ramiro González, aveva già chiesto il rinvio a giudizio, dopo aver considerato provati i fatti denunciati. Per il pubblico ministero, è esistito un modello sistematico di violenza esercitata da Fernández, basato su una profonda asimmetria di potere. L’analisi include comportamenti come molestie, insulti, manipolazioni e atti fisici che avrebbero provocato lesioni verificabili. Gli viene anche attribuito di aver esercitato pressioni per evitare che Yañez sporgesse denuncia formale.

La difesa dell’ex capo di Stato ha tentato di fermare il processo tramite ricorsi processuali e contestazioni all’operato del giudice Ercolini, che aveva già ricusato senza successo in precedenza. Tuttavia, il magistrato ha ritenuto che le eccezioni fossero prive di fondamento e già discusse in fasi precedenti, quindi non costituivano una violazione delle garanzie tale da giustificare il blocco del rinvio a giudizio.

Mentre si definisce la data del dibattimento, il processo avanza in una causa inedita per la sua portata politica e istituzionale. Se il tribunale riterrà provate le accuse, l’ex presidente potrebbe rischiare una pena da 3 a 18 anni di carcere