Viviana De Santo, napoletana, si è trasferita ad Alice Spring dalla Sunshine Coast ormai da quasi due anni, trascorrendoci anche tutto il difficile periodo della pandemia. “So di aver fatto una scelta difficile: Alice Spring è davvero abbandonata a sé stessa e dimenticata. I problemi della popolazione indigena balzano subito agli occhi”.
Viviana è testimone in prima persona di questi giorni particolarmente difficili per l’area. “Da qualche settimana la situazione di tensione sociale ad Alice Spring è di nuovo balzata agli onori delle cronache, come succede ciclicamente, sembra che sia un nuovo problema, ma di fatto è sempre lo stesso -. Sono appena rientrata nel Northern Territory dopo un lungo periodo passato in Europa, e già durante la prima notte alcuni ragazzini, ma sarebbe più appropriato chiamarli bambini, sono entrati dalla finestra nell’oscurità mentre dormivo: non è accaduto nulla di grave, ma lo spavento è stato tanto”.
Riguardo alla presunta nuova ondata di violenza della quale tanto si è parlato negli ultimi tempi, Viviana sostiene che la situazione sembra essere sempre la stessa, né più né meno violenta. “La definirei più che altro cronica e, soprattutto, esasperante. Pensare che ridurre gli orari d’apertura dei negozi di liquori possa placare la situazione è davvero ridicolo. Come detto, credo che questa cittadina sia stata dimenticata ed è tuttora troppo giudicata - aggiunge -. Il governo deve trovare il modo di valorizzare questo luogo, portare il benessere della costa, non abbandonare queste persone, creare opportunità e senso di comunità che possa rendere fiera e consapevole la popolazione del luogo”.
Viviana conclude azzardando un paragone con un pizzico d’affetto e nostalgia: “Questa situazione mi ha un po’ ricordato i paesi del sud in Italia, il disordine, l’‘assenza’ del governo e delle istituzioni, il caos organizzato, le persone sempre in strada, quella sensazione di immobilità e nello stesso tempo delle idee e delle rivoluzioni che trovano terreno fertile nel disagio”.