WASHINGTON – Cade un’altra testa nel governo di Donald Trump ed è, ancora un volta, quella di una donna. Dopo la segretaria agli interni Kristi Noem e l’attorney general Pam Bondi sotto la scure del presidente americano è finita la sua ministra del lavoro Lori Chavez-DeRemer.

Dopo settimane di speculazioni sulle sorti della segretaria, finita al centro di una serie di scandali, è arrivato l’annuncio ufficiale della Casa Bianca. Chavez-DeRemer “lascerà l’amministrazione per assumere un incarico nel settore privato”, ha scritto in un post il capo della comunicazione Steve Cheung sottolineando che la ministra “ha svolto un lavoro fenomenale, tutelando i lavoratori americani”.

I guai per la 58enne sono cominciati a inizio mese con una serie di indagini interne per “comportamenti inappropriati” tra i quali una presunta relazione extraconiugale con un membro del team della sicurezza. Chavez-De Remer è stata accusata di aver creato un ambiente di lavoro tossico, di aver utilizzato fondi pubblici per viaggi personali e di aver consumato alcolici in ufficio.

Non solo, il marito Shawn DeRemer è stato bandito dalla sede del dipartimento del lavoro a causa di accuse di molestie sessuali e il padre è sospettato di aver inviato messaggi sconci ad alcune impiegate.

L’abitudine di Trump ai mini-rimpasti è nota e il suo primo mandato è stato caratterizzato da un andirivieni di alti funzionari licenziati, dimissionari o trasferiti a nuovi incarichi. Dopo un anno di relativa tranquillità, con le uscite di Noem e Bondi sembra che anche la sua seconda volta alla Casa Bianca si avvii ad essere movimentata.

E c’è chi sostiene che il tycoon punti a creare un governo di soli uomini tanto che si sottolinea come due personaggi altamente criticati, il capo del Pentagono Pete Hegseth e il direttore dell’Fbi Kash Patel, siano saldamente al loro posto nonostante gli scandali.

La procuratrice generale Pam Bondi è stata costretta a dimettersi all’inizio di aprile: “Apprezziamo molto Pam, che assumerà una nuova posizione molto necessaria e importante nel settore privato”, aveva annunciato il presidente Trump all’epoca. Bondi è stata criticata quasi costantemente durante il suo breve mandato, soprattutto per la sua gestione dei file Epstein.

La 60enne si è anche impelagata in contraddizioni sull’esistenza di una leggendaria lista di clienti del finanziere pedofilo. Si dice anche che Trump fosse insoddisfatto del fatto che la ministra non avesse usato il suo ufficio con sufficiente decisione per intraprendere azioni legali contro i suoi oppositori.

All’inizio di marzo Trump aveva licenziato la sua controversa segretaria alla sicurezza interna Kristi Noem, responsabile delle operazioni del già famigerato Immigration and Customs Enforcement (ICE)  in diverse città. Le operazioni, a volte brutali, avevano provocato proteste a livello nazionale. I critici avevano accusato il governo di violare i diritti civili.

Il principale passo falso di Noem, tuttavia, è stato una campagna pubblicitaria multimilionaria per scoraggiare l’immigrazione illegale tramutatasi, secondo i critici, in un esercizio autopromozionale.