RIO DE JANEIRO - La “torcida verdeoro” è già in clima Mondiale ed è esplosa quando il ct Carlo Ancelotti ha annunciato il nome di Neymar come componente dei 26 giocatori che rappresenteranno i “pentacampeao” al Mondiale di Canada, Messico e Stati Uniti.

Un’ovazione che ha interrotto il tecnico italiano, costretto ad attendere che tornasse la calma nella sala che, a Rio de Janeiro, ha ospitato l’evento show delle convocazioni. Il nome del giocatore del Santos era il più atteso. Neymar c’è e c’è anche qualche critico che non ha gradito la sua chiamata, sostenendo che è dettata più dal “volere popolare” che da una semplice scelta tecnica.

Il ct della “Seleçao” sa che se ne sarebbe parlato comunque e forse ancor di più se avesse lasciato a casa l’ex Barça e Psg ed è altrettanto consapevole che non è finita qui e che bisognerà gestire la questione “O’Ney” da oggi fino all’ultimo giorno della kermesse iridata.

“Abbiamo valutato Neymar durante tutta la stagione. In quest’ultimo periodo ha giocato, migliorando la sua condizione fisica. È un giocatore importante e sarà importante al Mondiale”, la premessa di Ancelotti che ha subito voluto chiarire che con lui il nome che si porta dietro la maglia non conta.

“Neymar ha e avrà gli stessi obblighi di tutti gli altri 25 giocatori: ha la possibilità di giocare, di non giocare, di stare in panchina, di subentrare... la stessa responsabilità degli altri. È un giocatore esperto. In alcuni ruoli, come in attacco e in porta, abbiamo dato priorità all’esperienza”, ha spiegato Ancelotti che ha aggiunto: “È stato difficilissimo scegliere questi 26 giocatori perché la concorrenza in questo Paese è altissima. Voglio ringraziare tutti perché hanno fatto un lavoro e uno sforzo fantastico per rientrare in questa lista. È un elenco di convocati in grado di esprimere un calcio di qualità, con uno spirito collettivo straordinario, attitudine, concentrazione e disciplina. Non è la lista perfetta, ne sono certo, ma la squadra che vincerà la Coppa del Mondo non sarà una squadra perfetta; la squadra perfetta non esiste. Vogliamo essere la squadra più resiliente del mondo per provare a vincere il Mondiale. Non ho paura di dire che possiamo vincere il Mondiale. C’è un’aspettativa molto alta e questo ti dà maggiore motivazione, un aspetto importante per la preparazione”.