WASHINGTON - L’ex direttore dell’FBI, James Comey, si è costituito mercoledì presso il tribunale federale del Distretto Orientale della Virginia, ad Alexandria. L’alto funzionario è stato posto in stato di arresto per il tempo necessario alla sua prima comparizione in aula davanti al giudice William E. Fitzpatrick.
L’udienza, durata meno di dieci minuti, segna un passaggio storico: per la prima volta un ex capo dell’Intelligence rischia il carcere con l’accusa di aver minacciato il Presidente degli Stati Uniti.
L’intera vicenda giudiziaria ruota attorno a un post pubblicato da Comey su Instagram nel maggio scorso. La foto ritraeva una serie di conchiglie disposte sulla sabbia a formare i numeri “86 47”, con la didascalia: “Una curiosa formazione di conchiglie durante la mia passeggiata in spiaggia”.
Nel gergo della ristorazione e dei servizi, il termine “86” indica l’eliminazione definitiva di una voce dal menu o l’allontanamento di un cliente. Il numero “47” fa riferimento a Donald Trump, attuale 47º Presidente degli Stati Uniti.
Il post è stato interpretato dai fedelissimi del tycoon come un incitamento all’assassinio. Figure chiave dell’amministrazione, come Kristi Noem e Tulsi Gabbard, ne avevano chiesto immediatamente l’incriminazione e l’arresto.
Nonostante le scuse di Comey e la cancellazione del post, il nuovo Procuratore Generale Todd Blanche (subentrato a Pam Bondi, silurata proprio per la sua presunta mancanza di incisività contro i nemici del presidente) ha deciso di procedere con forza.
Il Gran Giurì del North Carolina ha emesso un atto d’accusa per due reati federali, contestando a Comey la minaccia consapevole e volontaria di uccidere o infliggere lesioni fisiche al presidente e la trasmissione di tali minacce attraverso il commercio interstatale tramite i social media.
Durante l’udienza in Virginia, Comey, vestito in abito scuro, è rimasto in silenzio. Il giudice Fitzpatrick lo ha rilasciato senza condizioni, dichiarando di non ritenere necessarie restrizioni in questa fase. Il caso passerà ora sotto la supervisione del procuratore federale Ellis Boyle presso il tribunale di New Bern, in North Carolina.
I legali di Comey hanno già annunciato battaglia, dichiarando che presenteranno mozioni per denunciare una “persecuzione selettiva e vendicativa” da parte del Dipartimento di Giustizia. Anche esperti costituzionali, come Eugene Volokh della Stanford University, hanno espresso forti dubbi ai microfoni della Cnn, definendo il post una comunicazione protetta dal Primo Emendamento e “chiaramente non una minaccia punibile”.
Da parte sua, Comey ha ribadito la propria innocenza in un video su Substack: “Non ho paura. Continuo a credere nell’indipendenza della magistratura federale, ma è fondamentale ricordare che questo non è il modo in cui il Dipartimento di Giustizia dovrebbe operare”.
L’incriminazione di Comey si inserisce in un quadro di crescenti azioni legali contro gli avversari storici di Trump. Oltre al secondo caso contro l’ex capo dell’FBI, il cui primo procedimento per menzogne al Congresso sul Russiagate era stato archiviato a novembre, il Dipartimento di Giustizia ha recentemente messo nel mirino Letitia James. La procuratrice di Manhattan è stata accusata di frodi bancarie dopo aver perseguito Trump per frode fiscale. Anche John Bolton, ex consigliere per la sicurezza nazionale, è stato incriminato per la gestione di documenti classificati.