WASHINGTON - Il presidente Usa Donald Trump ha deciso di puntare tutto sulla “strategia del boa” contro l’Iran: un blocco navale prolungato volto a strangolare l’economia di Teheran.
Ribadendo la volontà di mantenere la morsa sullo Stretto di Hormuz a tempo indeterminato, Trump ha definito la misura “geniale ed efficace al 100%”. L’obiettivo dichiarato è azzerare le esportazioni di petrolio e costringere la Repubblica Islamica a cedere sul programma nucleare, che attualmente ruota attorno a 440 chili di uranio arricchito al 60%.
Washington sta comprimendo le rotte marittime per bloccare ogni via d’uscita al greggio iraniano. Secondo i dati del Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM), le forze statunitensi hanno già “reindirizzato” 41 petroliere, per un totale di 69 milioni di barili di petrolio che il regime non può vendere. Il comandante, l’ammiraglio Brad Cooper, stima che si tratti di oltre 6 miliardi di dollari sottratti alle casse di Teheran dal 13 aprile, data di inizio del blocco.
“La loro economia è al collasso, la loro valuta non ha valore e hanno un’inflazione mai vista prima. Devono solo dire ‘ci arrendiamo’”, ha affermato Trump a margine di un incontro con l’equipaggio di Artemis II. Sul mercato nero, il rial ha toccato i minimi storici: un dollaro viene scambiato a circa 1,8 milioni di rial.
Nonostante la preferenza per il blocco, oggi Trump riceverà un briefing cruciale dai vertici militari, tra cui l’ammiraglio Cooper e il capo di stato maggiore congiunto, generale Dan Caine. L’incontro suggerisce che la Casa Bianca stia valutando seriamente un’escalation militare per sbloccare lo stallo negoziale.
Tra le opzioni allo studio figurano ondate di raid mirati contro infrastrutture strategiche per aumentare la pressione sul regime attraverso attacchi “brevi e potenti”, oltre a un piano per occupare parte dello Stretto di Hormuz e riaprirlo alla navigazione commerciale, operazione che potrebbe includere l’impiego di forze di terra. Si valuta inoltre la messa in sicurezza dell’uranio tramite operazioni delle forze speciali per sequestrare le scorte di materiale arricchito.
Il timore, tuttavia, è che Teheran possa intraprendere azioni di rappresaglia contro le forze statunitensi nella regione. Un segnale di estremo irrigidimento è arrivato dallo stesso Trump, che ha postato una foto con la scritta: “La tempesta sta arrivando. Niente può fermare ciò che sta arrivando”.
Sul fronte diplomatico, i negoziati di persona a Islamabad sono saltati. “Non facciamo più voli di 18 ore, parliamo per telefono, è più comodo”, ha spiegato Trump, confermando che il dialogo resta vivo tramite contatti rapidi tra i collaboratori. Il presidente ha però chiarito che non ci sarà alcun accordo se l’Iran non rinuncerà definitivamente alle armi nucleari.
Secondo fonti vicine alla mediazione, Teheran potrebbe presentare una nuova proposta di pace entro venerdì. Trump ha già avvertito che la sua risposta dipenderà esclusivamente dalle concessioni sul programma atomico: “Hanno fatto molta strada, ma la questione è se ne abbiano fatta abbastanza”.
Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Baqer Ghalibaf, ha accusato gli Usa di voler seminare divisioni interne attraverso la propaganda e il blocco navale. La situazione nel Paese è critica: il ministro del Petrolio, Mohsen Paknejad, ha esortato la popolazione al risparmio energetico definendolo un “dovere religioso”.
Gli uffici governativi hanno ricevuto l’ordine di ridurre l’uso di elettricità del 70% dopo le 13:00, mentre l’industria petrolifera rischia l’implosione tecnica a causa del mancato export. Nonostante il ministro affermi ufficialmente che “non c’è motivo di preoccuparsi”, Teheran sta già adottando misure d’emergenza estreme per evitare il collasso del sistema.
Intanto, la paralisi dello Stretto, dove transitava il 20% del greggio mondiale, ha fatto schizzare il prezzo del petrolio sopra i 100 dollari al barile.