Vivere all’estero, o comunque sia lontano dal luogo in cui si è cresciuti, comporta inevitabilmente un sentire diverso del proprio senso di appartenenza. Quella di trasferirsi in una città nuova – o persino in un altro continente – è una scelta che finisce col rimodulare il proprio concetto di “casa”, di spostarlo altrove, rendendolo più fluido, malleabile, esteso. Casa, in questo senso, non sono più soltanto quelle mura che ti hanno visto festeggiare compleanni anno dopo anno, dove i corpi sono invecchiati, aggiungendo un particolare nuovo al viso di volta in volta; ma diventa qualcosa che si costruisce nel tempo, attraversando luoghi, relazioni e cambiamenti, un equilibrio costante tra ciò che si lascia e ciò che si sceglie di abbracciare.

Ed è proprio in questa dimensione sospesa che si inserisce la storia di Stefanie Reilly, protagonista di questo nuovo appuntamento della rubrica Nuovi australiani d’Italia.

Stefanie Reilly è cresciuta in una cittadina del nord-est del Victoria in un contesto familiare fortemente multiculturale: madre italiana, padre asiatico, e un’infanzia scandita da tradizioni diverse che convivevano con naturalezza, come lei stessa racconta: “Una sera mangiavamo pasta, un’altra maiale alla cinese, e poi finivamo la settimana con una bistecca e patatine”.

Un’identità composita che ha contribuito a costruire fin da subito un legame profondo con l’Italia, alimentato soprattutto dalla presenza dei nonni e da una quotidianità fatta di gesti semplici e concreti: “Sono cresciuta con i miei nonni facendo tutte le cose tipiche che ci si aspetta: preparare il sugo, il vino, il salame… avevamo molti pranzi e cene in famiglia, e sono tra i miei ricordi preferiti”.

Nonostante questo legame, il suo percorso iniziale si sviluppa interamente nel Victoria, e in particolare a Melbourne, dove per oltre dieci anni vive costruendo e gestendo un’agenzia di pubbliche relazioni e marketing in un ambiente dinamico e competitivo. Un’esperienza importante, intensa, ma che a un certo punto inizia a starle stretta: “Sentivo come se stessi continuando a sbattere contro un muro. Il mio lavoro non mi dava più la soddisfazione di prima e sentivo di avere due scelte: continuare a tirare avanti oppure fare un salto nel vuoto e provare qualcosa di diverso”.

Quel “salto” arriva nel 2025, poco dopo aver compiuto quarant’anni, ma prende forma già durante un viaggio in Europa compiuto nell’anno precedente, quando l’idea del cambiamento assume sempre più la forma di una possibilità concreta.

L’imprenditrice sceglie Lecce per questo suo nuovo inizio, seppur senza aver mai visitato prima il Sud Italia, ritrovandosi immersa in una realtà che affronta con entusiasmo e curiosità: “I primi mesi sono stati divertentissimi. Scoprire Lecce, incontrare nuove persone, capire la lingua… credo davvero che i momenti in cui cerchi di ambientarti siano i più preziosi”.

Non c’è, nelle sue parole, una distanza tra aspettative e realtà, quanto piuttosto un processo di scoperta continua, senza un’immagine rigida da confermare o smentire. Ed è proprio dall’esperienza diretta del trasferimento che nasce la sua attività attuale, To Italy & Back, un progetto che unisce competenze professionali e vissuto personale.

Stefanie Reilly tra vicoletti pugliesi.

Stefanie Reilly lavora oggi nel settore della relocation, affiancando un avvocato specializzato in cittadinanza per supportare chi desidera trasferirsi in Italia, offrendo un servizio completo: “Il mio ruolo è aiutare le persone a orientarsi in questo percorso, comprendere gli aspetti legali, ma anche quelli meno evidenti come le tempistiche, la casa, la burocrazia e la vita quotidiana una volta arrivati”.

Il suo lavoro si rivolge a un pubblico eterogeneo, ma con caratteristiche ricorrenti: uomini e donne spesso tra i 30 e i 50 anni, in una fase di transizione, alla ricerca di un cambiamento o di un nuovo equilibrio, talvolta con origini italiane, altre volte semplicemente attratti da uno stile di vita diverso. L’imprenditrice organizza anche viaggi esplorativi in Puglia, accompagnando i clienti sul territorio per aiutarli a scegliere dove vivere, e grazie a una rete di contatti costruita nel tempo è in grado di offrire supporto in tutta Italia.

Accanto a questo, continua a lavorare con alcuni clienti nel settore delle PR, mantenendo un legame con la sua formazione professionale. Avviare un’attività in Italia non è stato privo di sfide, ma Stefanie affronta anche questo aspetto con pragmatismo: “È stato interessante capire come funzionano le attività in Italia rispetto all’Australia, ma è come trasferirsi: serve avere le persone giuste intorno e tutto diventa più fattibile”, sottolineando l’importanza di affidarsi a professionisti e di costruire una rete di supporto solida.

Tra le lezioni apprese vivendo in Italia, emerge il tema del tempo e della pazienza: “Non tutto accade in modo veloce o efficiente come in Australia, e va bene così”, insieme alla consapevolezza che l’integrazione passa anche attraverso lo studio della lingua, un processo che richiede costanza e impegno.

Oggi Stefanie divide la sua vita tra Australia e Italia, una condizione che riflette perfettamente quel vivere “nel mezzo” da cui siamo partiti. Un equilibrio non sempre semplice, segnato dalla distanza dagli affetti e da una costante tensione tra due luoghi: “Sento che manca sempre qualcosa ovunque tu sia… e hai spesso la sensazione di deludere qualcuno”.

Da un lato l’Australia, con la sua praticità, il suo stile di vita rilassato e la ricchezza culturale di Melbourne, dall’altro l’Italia, con un approccio diverso al tempo, lo stile di vita legato al godere della bellezza nelle cose quotidiane e al vivere bene.

“Casa per me non è tanto un luogo quanto una sensazione. Le persone di cui ti circondi rendono casa ciò che è. Vivere tra due Paesi ha cambiato il mio modo di vedere la casa. Non è più legata a un solo luogo: può esistere in modi diversi”.