MELBOURNE - I vertici delle università australiane saranno posti sotto scrutinio dalla Commissione reale sull’antisemitismo, mentre la University of Melbourne si prepara a divenire il primo grande ateneo a fornire la propria testimonianza pubblica.
Glyn Davis, vice-rettore dell’università, comparirà oggi dinanzi alla Royal Commission on Anti-Semitism and Social Cohesion. La sua audizione giunge dopo una giornata di deposizioni accusatorie, tra cui quella dell’accademico ebreo Steven Prawer, il cui ufficio nel campus fu forzato e occupato da manifestanti nel 2024.
In una dichiarazione, la University of Melbourne ha ribadito l’impegno per un ambiente sicuro, inclusivo e capace di sostenere tutti gli studenti e il personale. L’ateneo ha riconosciuto il lavoro della Commissione e ha affermato che una comunità universitaria diversa deve restare unita negli sforzi per eliminare odio e discriminazione in ogni forma.
Le audizioni di questa settimana sono dedicate alle università, con l’obiettivo di ascoltare studenti, docenti e amministratori su episodi di ostilità, intimidazione e libertà di espressione. La Commissione sta anche cercando di distinguere tra discorso d’odio e critica legittima alle politiche di Israele, un confine diventato centrale dopo le proteste pro-Palestina nei campus.
Tra i testimoni è comparso anche Yotam Barazani, 29 anni, professionista della cybersecurity ed ex soldato israeliano. Barazani ha raccontato di essersi presentato nel maggio 2024 a un accampamento pro-Palestina alla Deakin University con un cartello che diceva: “Voglio la pace per tutti. Parliamone”.
Secondo la sua testimonianza, sarebbe stato spinto a terra e privato del cartello. Barazani ha detto di avere poi raccolto un cartello dei manifestanti con l’intenzione di proporre uno scambio e riavere il proprio. A quel punto, ha raccontato, sarebbe stato circondato minacciosamente da un gruppo di circa 20 o 30 persone.
Barazani è cresciuto in Israele e ha prestato servizio per due anni come paracadutista nell’esercito israeliano, prima di ottenere in Australia un incarico di tutorato universitario. La sua testimonianza è stata presentata come esempio del clima vissuto da alcuni studenti e docenti ebrei o israeliani durante le proteste universitarie seguite alla guerra a Gaza.
La Commissione ascolterà nei prossimi giorni altri rappresentanti del settore universitario, in un passaggio che potrebbe avere conseguenze dirette sulla governance degli atenei. Il governo federale ha già indicato l’intenzione di rafforzare gli standard contro razzismo, antisemitismo, islamofobia e discriminazione verso i popoli aborigeni e delle isole dello Stretto di Torres.
Per le università, la questione non riguarda soltanto la gestione delle proteste. Riguarda la capacità di garantire sicurezza, pluralismo e confronto politico senza permettere che i campus diventino luoghi di intimidazione.