Il ct transalpino è raffigurato mentre alza l’urna funeraria con una didascalia ancora più orrenda: “Deschamps porta a casa la coppa”. Fin dalla preistoria la morte era considerata cosa sacra, non per Charlie Hebdo, che di satirico non ha più nulla.

Al termine della prima fase risalta l’affermazione dell’Africa che ha portato ai 16esimi 9 delle 10 nazionali presenti al Mondiale. All’appello manca solo la Tunisia.

Al di là del fatto statistico, c’è poco di clamoroso. Nel senso che la grande parte dei calciatori militano nei maggiori campionati del Vecchio Continente e che quindi sono abituati a disputare partite di assoluto rilievo tecnico, tattico e psicologico.

In sovrappiù si tratta di ragazzi che sono estremamente legati alla terra d’origine dei loro genitori, se non dei nonni o bisnonni, anche se sono nati in Europa. Basta dare un’occhiata ai dati, Il 45% dei giocatori appartenenti alle nazionali africane soni nati in Europa: 117 su 260.

Il Congo ne ha 20 su 26, Capo Verde 14, il Marocco 19. E proprio quest’ultima sta offrendo un calcio incisivo, verticale, proteso alla ricerca continua del gol. Contro l’Olanda il Marocco non parte battuto.

Ma anche altre “sorelle” aspirano al turno successivo come il Senegal, opposto al Belgio; il Congo che non si sente per nulla inferiore all’Inghilterra; il Ghana, pronto a fare lo sgambetto alla Colombia. Ci sono poi due nazionali che partono addirittura con il favore del pronostico: l’Egitto capitato con l’Australia e il Sudafrica che se la vedrà con il Canada.

Secondo Peter Crouch, l’attaccante inglese passato alla storia per la sua statura (201 cm) e per i suoi micidiali colpi di testa, una squadra africana potrebbe vincere il Mondiale nel giro di 12 anni.

L’analisi del tabellone è favorevole all’Argentina, campione uscente, che nei prossimi due turni incontrerà Capo Verde e successivamente la vincente di Australia-Egitto. E anche ai quarti l’avversaria sarà abbordabile, una fra Svizzera, Algeria, Colombia e Ghana.

Già si prefigurano ottavi di fuoco: basti pensare al duello fra Francia e Germania che il Mondiale l’hanno vinto più volte. Ma cosa dire del Brasile di Ancelotti che dovrebbe vedersela con la Norvegia di Avatar Haaland? O della Spagna di De La Fuente, attesa probabilmente dal Portogallo? E chissà che dal mazzo non scaturisca una carta a sorpresa.

Nel frattempo si fa strada l’ipotesi che l’hydratation-break sarà presente in tutti i campionati per volere di Infantino, il numero uno della Fifa, secondo il quale non si tratta di una trovata commerciale per permettere ai network di trasmettere più spot, ma di una novità per tutelare la salute dei calciatori.

Sarà. Allora basterebbe 80 secondi per idratarsi invece degli attuali 3 minuti.