DARWIN – Il primo gas estratto dal controverso Beetaloo Basin inizierà oggi a fluire verso abitazioni, imprese e attività minerarie del Northern Territory, segnando l’avvio della produzione commerciale da uno dei maggiori giacimenti di gas di scisto dell’Australia.
La società americana Tamboran immetterà nella rete territoriale oltre 40 terajoule al giorno dal progetto Shenandoah South, nello Sturt Plateau, circa 500 chilometri a sud-est di Darwin.
Il Northern Territory utilizza fino a circa 60 terajoule giornalieri nei periodi di massimo consumo per la produzione elettrica e le miniere.
La ministro capo Lia Finocchiaro e il ministro dell’Energia Gerard Maley saranno presenti a Shenandoah South per l’avvio delle forniture.
Il governo del Country Liberal Party considera lo sviluppo del Beetaloo una delle principali leve per attrarre investimenti, aumentare la sicurezza energetica e sostenere occupazione e crescita economica.
“Ogni volta che i residenti del Territorio accenderanno una luce o prenderanno una birra fredda dal frigorifero, vedranno i benefici del Beetaloo Basin”, ha dichiarato Finocchiaro.
Secondo Maley, le riserve terrestri del bacino conterrebbero circa 430mila miliardi di piedi cubi di gas, una quantità che, secondo le stime del governo, potrebbe soddisfare la domanda australiana per 200 anni.
“Da quando siamo arrivati al governo, rendere operativo il Beetaloo è stata una priorità economica”, ha affermato.
L’esecutivo intende inoltre favorire la costruzione di nuove infrastrutture per trasportare gas e acqua dal bacino e sostenere eventuali data centre alimentati dalla produzione locale.
Maley ha chiesto al governo federale di esentare il Northern Territory da un eventuale sistema di riserva obbligatoria del gas e di contribuire invece al finanziamento di un gasdotto di circa 1.500 chilometri verso i terminali di esportazione di Gladstone, nel Queensland.
Il progetto incontra però una forte opposizione da parte dei gruppi ambientalisti.
Bree Ahrens, direttrice generale ad interim dell’Environment Centre NT, ha definito “distopico” il piano di trasformare il Territorio in un polo mondiale dei data centre alimentato dal gas estratto tramite fracking.
Secondo Ahrens, l’attività potrebbe portare alla perforazione di fino a 6mila pozzi attraverso falde sotterranee che forniscono circa il 90 per cento dell’acqua utilizzata nel Territorio.
Queste le ragioni per le quali gli ambientalisti chiedono il blocco sia del fracking sia dei progetti di data centre collegati.