BOLOGNA - La Procura di Bologna ha aperto un procedimento per omicidio colposo per chiarire le circostanze e le cause della morte di Abderrahim Fakir, avvenuta domenica in via Svevo durante un intervento della polizia.
Il fascicolo è stato iscritto nel registro “modello 45-bis”, previsto dalle nuove norme del decreto sicurezza, “nei confronti di quanti hanno preso parte alle diverse fasi del prolungato intervento”.
Nel registro sono stati annotati i nomi dei due poliziotti del commissariato Bolognina-Pontevecchio e dei quattro operatori dell’ambulanza intervenuti sul posto.
Non si tratta di iscrizioni nel registro degli indagati, ma dell’applicazione della nuova disciplina sulle annotazioni preliminari per i casi in cui un fatto di reato appare commesso in presenza di una possibile causa di giustificazione. Non sono stati invece iscritti altri cittadini visibili nel video girato da un residente.
Sul punto è intervenuto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Quello applicato agli agenti, ha detto al Tg1, “non è uno scudo penale, ma la giusta collocazione di un caso all’interno di un’iscrizione in un registro apposito, voluto da una legge del governo Meloni”.
Secondo il ministro, la norma riguarda persone che sembrano avere partecipato a un fatto “con la presenza di una causa di giustificazione”. Piantedosi ha espresso “dispiacere e grande cordoglio” per i familiari di Fakir e ha aggiunto che chi assume posizioni “pregiudizialmente contrarie alle forze di polizia” mostra di non avere fiducia né negli agenti né nella magistratura. L’episodio, ha sottolineato, è “molto documentato da bodycam e altre riprese fatte”.
La morte del quarantaduenne ha portato in piazza centinaia di persone, in un presidio organizzato dal sindaco Matteo Lepore in piazza Nettuno per chiedere verità e giustizia.
Nel corso della manifestazione si sono registrati momenti di tensione tra alcuni manifestanti e la polizia in tenuta antisommossa. Ci sono stati contatti con la prima fila del corteo, gli agenti hanno risposto con manganellate e sono volate bottiglie e calci verso le forze dell’ordine. Dai manifestanti sono partiti cori di “assassini” e “via lo scudo penale”.
Sul caso è scoppiata anche una polemica interna alla Rai. Il Comitato di redazione della Tgr Emilia-Romagna, insieme a Usigrai, Aser e Fnsi, ha denunciato la mancata messa in onda, nell’edizione serale, del servizio su Fakir così come era stato realizzato. Secondo i sindacati, al giornalista sarebbe stato chiesto di rimuovere parte del video e di cancellare l’espressione “intervento violento”. Il redattore avrebbe quindi ritirato la firma.
La direzione della Tgr ha respinto le accuse di censura, sostenendo che la notizia era il primo titolo del telegiornale e che il servizio originario presentava “una ricostruzione incompleta”, con espressioni valutative e informazioni prive dell’indicazione delle fonti.
La vicenda è arrivata anche in Vigilanza Rai, dove il Pd ha annunciato un’interrogazione all’amministratore delegato. Critiche sono arrivate anche da Avs e M5s, mentre tre consiglieri Rai, Alessandro Di Majo, Francesca Di Pietro e Roberto Natale, hanno chiesto chiarimenti all’azienda sulle ragioni della mancata trasmissione del servizio.