BRASILIA – Il Congresso brasiliano ha approvato una misura che riduce in modo considerevole la condanna a 27 anni inflitta all’ex presidente Jair Bolsonaro per il suo ruolo in un tentato golpe.

La decisione, che sarà impugnata davanti alla Corte Suprema, rappresenta un passaggio politico delicato e una battuta d’arresto per il presidente Luiz Inácio Lula da Silva.

Non è ancora chiaro quale sarà la durata effettiva della pena dopo la revisione, ma diversi analisti ritengono che il provvedimento possa ridurla fino a circa sette anni. Bolsonaro, già agli arresti domiciliari, resta al centro di una vicenda che intreccia giustizia e scontro politico.

Il voto parlamentare ha visto l’opposizione raccogliere consensi anche tra forze centriste, riuscendo a superare il veto imposto da Lula su una legge approvata lo scorso anno. Il testo prevede che, in caso di condanne multiple per reati connessi – tra cui quelli contro l’ordine democratico e il tentativo di colpo di Stato – venga applicata solo la pena più alta, evitando cumuli che portano a condanne molto lunghe.

Per i sostenitori dell’ex presidente, si tratta di un primo risultato concreto. “È un passo atteso da tempo da chi soffre per queste condanne. Il prossimo obiettivo è l’amnistia”, ha dichiarato il senatore Espiridião Amin, alleato di Bolsonaro.

La norma non riguarda solo l’ex capo di Stato. Potrebbe infatti avere effetti anche su altre persone condannate per gli assalti dell’8 gennaio 2023 a Brasilia, quando manifestanti pro-Bolsonaro devastarono edifici istituzionali in un episodio che ha ricordato i disordini al Congresso degli Stati Uniti del 2021.

Dal fronte governativo, la reazione è stata dura. Il deputato Lindberg Farias, vicino a Lula, ha accusato l’opposizione di voler smantellare il lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine. “Vogliono liberare Bolsonaro e fermare le indagini federali. È una giornata buia”, ha detto.

La decisione arriva in un momento politicamente sensibile, a pochi mesi dall’avvio della campagna per le prossime elezioni presidenziali. Lula punta a un nuovo mandato, mentre il campo conservatore guarda a Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente, come possibile candidato.

Durante il voto, Flávio Bolsonaro ha lanciato un messaggio diretto agli elettori: “Se sarà volontà di Dio, governerò questo Paese e mi prenderò cura di tutti”.

Il confronto ora si sposta sul piano giudiziario. La Corte Suprema dovrà stabilire se la nuova legge è compatibile con i principi costituzionali. Nel frattempo, il caso Bolsonaro resta uno dei nodi centrali della politica brasiliana.