WASHINGTON – Una decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti rischia di cambiare in modo profondo il sistema elettorale americano, con conseguenze che potrebbero farsi sentire per anni.
Il presidente Donald Trump ha accolto con favore la sentenza, mentre esponenti Democratici e attivisti per i diritti civili parlano di un arretramento storico.
Con una maggioranza di 6 a 3, la Corte ha limitato l’applicazione di una parte centrale del Voting Rights Act del 1965, la legge che imponeva agli Stati con forti concentrazioni di minoranze di disegnare collegi elettorali tali da garantire loro una reale possibilità di rappresentanza. La decisione riguarda formalmente un caso della Louisiana, ma il suo impatto va ben oltre i confini dello Stato.
Secondo la nuova interpretazione, diventa più difficile contestare la ridefinizione dei distretti elettorali se non si dimostra in modo esplicito un intento discriminatorio. In pratica, operazioni di “gerrymandering” – il ridisegno dei confini elettorali a vantaggio di un partito – potrebbero essere giustificate come scelte politiche e non razziali.
Trump ha definito la sentenza “una grande vittoria per l’uguaglianza davanti alla legge”, sostenendo che riporti il Voting Rights Act al suo intento originario. Di segno opposto le reazioni di numerosi leader Democratici. L’ex presidente Barack Obama ha parlato di un colpo a uno dei pilastri della democrazia americana, accusando la Corte di indebolire la tutela delle minoranze.
Ancora più contraria la posizione dell’attivista Al Sharpton, che ha descritto la decisione come “un colpo al cuore del movimento per i diritti civili”, evocando l’eredità di Martin Luther King e delle lotte degli anni Sessanta.
Sul piano politico, la sentenza potrebbe avere effetti concreti già nelle elezioni di Mid-term. Esponenti Repubblicani vedono nella nuova cornice giuridica un’opportunità per ridisegnare le mappe elettorali in diversi Stati del Sud, consolidando la propria presenza alla Camera dei rappresentanti.
Nel Tennessee, Florida e Mississippi sono già allo studio modifiche che potrebbero ridurre o eliminare collegi a maggioranza afroamericana. Nella Georgia, dove i Democratici detengono diversi seggi di questo tipo, il rischio è di perdere rappresentanza.
Gli esperti avvertono che l’impatto complessivo potrebbe tradursi nella perdita di numerosi seggi per i Democratici, sia a livello federale sia nei Parlamenti statali. Tuttavia, i tempi tecnici potrebbero limitare gli effetti immediati sulle prossime elezioni.
La partita, in ogni caso, si sposta ora nei singoli Stati. Ed è lì che si deciderà se la sentenza resterà un precedente giuridico o diventerà uno strumento per ridisegnare gli equilibri del potere politico negli Stati Uniti.