BRISBANE - La battaglia per il Victoria Park non si è chiusa con l’arrivo della polizia e l’avvio dei lavori per il nuovo stadio olimpico da 3,8 miliardi di dollari.

Gli agenti sono intervenuti prima dell’alba di lunedì per rimuovere gli ultimi manifestanti dal parco nel centro di Brisbane, permettendo alla Games Independent Infrastructure Coordination Authority di recintare l’area e far entrare i macchinari per il movimento terra. Il progetto prevede un’arena da 63mila posti, destinata a ospitare le cerimonie di apertura e chiusura dei Giochi del 2032 e le gare di atletica.

Il premier del Queensland, David Crisafulli, ha dato simbolicamente il via ai lavori, dichiarando “game on” per Brisbane 2032 e promettendo che oltre due terzi del parco resteranno spazio verde pubblico.

Per gli oppositori, però, lo scontro si sposta ora fuori dalle recinzioni, nelle procedure federali sul patrimonio aborigeno e nel confronto con l’opinione pubblica. L’anziana Yagara Aunty Kerry Charlton ha detto che il Victoria Park, noto ai popoli locali delle Prime Nazioni come Barrambin, ha avuto a lungo la funzione di luogo comunitario, con aree di sepoltura, nascita e cerimonia, abitazioni permanenti, sorgenti e alberi antichi.

“È una storia condivisa, nera e bianca, che viene distrutta”, ha detto. Charlton ha avvertito che l’ultima sorgente non coperta ancora esistente nel CBD di Brisbane e alberi considerati insostituibili potrebbero andare perduti.

I gruppi contrari al progetto sostengono una serie di richieste presentate in base alle leggi federali sul patrimonio aborigeno, con l’obiettivo di proteggere aree del parco ritenute minacciate da danno o profanazione. Il ministro federale dell’Ambiente Murray Watt ha ricevuto dieci domande, ne ha respinte due e ha chiarito che un’eventuale dichiarazione imporrebbe condizioni allo sviluppo, senza necessariamente bloccare l’opera.

I sostenitori locali della protesta intendono continuare a radunarsi lungo le recinzioni e aumentare la pressione politica mentre vengono assegnati i principali appalti di costruzione.

Dopo i Giochi, lo stadio diventerà la casa dei Brisbane Lions, dei Brisbane Heat, dei Queensland Bulls e di eventi internazionali. L’impianto fa parte del programma infrastrutturale dal costo di 7,1 miliardi di dollari finanziato dal governo statale e da quello federale.