BRUXELLES - Il Comitato dei rappresentanti permanenti (Coreper) ha approvato oggi due dossier cruciali per il conflitto in Ucraina, rimasti a lungo bloccati dai veti di Ungheria e Slovacchia. La presidenza di turno cipriota ha confermato che sia il prestito da 90 miliardi di euro per il biennio 2026-2027, sia il ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, sono stati inseriti come punti senza discussione, segnale di un’unanimità finalmente raggiunta. L’adozione formale avverrà domani tramite procedura scritta.
La rimozione dei veti ungaro-slovacchi è legata a un doppio mutamento del quadro politico: l’esito delle recenti elezioni in Ungheria e la riapertura dell’oleodotto Druzhba, annunciata ieri dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Il ripristino dei flussi energetici ha creato le condizioni tecniche e politiche per sbloccare la modifica del Quadro Finanziario Pluriennale (MFF) 2021-27, necessaria per finanziare Kiev.
Il nuovo pacchetto sanzionatorio, che la Commissione mirava a varare già lo scorso febbraio, introduce misure senza precedenti per colpire l’economia di guerra russa. Nel settore dell’energia e dei trasporti, viene istituito il divieto totale di servizi marittimi per il greggio russo in coordinamento con il G7. Inoltre, verranno inserite oltre 40 navi della flotta ombra russa nella black list, prevedendo incentivi per il riciclo delle vecchie imbarcazioni usate per aggirare i prezzi massimi del petrolio.
Per quanto riguarda finanza e cripto, è previsto il divieto di transazione per altri 20 istituti di credito russi insieme a nuove restrizioni legate alle criptovalute. Sul fronte del commercio e dell’industria, si attiva per la prima volta lo strumento antielusione e si vietano le esportazioni di beni chimici e industriali che potrebbero rafforzare la capacità bellica di Mosca. Infine, in ambito di sicurezza e proprietà, è previsto il bando totale dei servizi di sicurezza informatica russi e l’introduzione di tutele per i diritti di proprietà intellettuale delle aziende Ue.
Il conflitto, però, non accenna a placarsi: nelle ultime 24 ore, l’aeronautica di Kiev ha riferito di un massiccio attacco russo con 215 droni (di cui 140 tipo Shahed); la difesa ucraina è riuscita a intercettarne 189, ma i bombardamenti hanno causato 4 morti e 79 feriti. Mosca ha dichiarato di aver colpito infrastrutture portuali, energetiche e siti di schieramento di mercenari stranieri.
Sul fronte opposto, le autorità russe hanno denunciato un attacco ucraino con 11 droni sulla città di Syzran. Secondo il Comitato investigativo russo, l’esplosione ha causato il crollo di un edificio civile provocando la morte di una donna e di un bambino e il ferimento di altre 12 persone. Mosca ha aperto un’indagine per attentato terroristico.