BULGARIA - Dopo un quinquennio di paralisi politica e otto tornate elettorali dal 2021, la Bulgaria trova finalmente un vincitore netto. L’ex Presidente della Repubblica, Rumen Radev, ha ottenuto una vittoria schiacciante alle elezioni legislative di domenica, conquistando una maggioranza assoluta che nel Paese non si vedeva dal 1997. Con il 91,7% delle schede scrutinate, la sua coalizione “Bulgaria Progressista” vola al 44,7% dei consensi, un risultato che dovrebbe garantirgli circa 130 dei 240 seggi del Parlamento di Sofia.
Il voto ha sancito il crollo definitivo delle forze che hanno dominato la scena bulgara nell’ultimo decennio. Il partito GERB dell’ex premier Boyko Borissov è precipitato al 13,4%, finendo in un testa a testa per il secondo posto con la coalizione liberale e filo-europea PP-DB, ferma al 13,2%. Radev, 62 anni, ex generale dell’Aeronautica dimessosi dalla presidenza proprio per correre in questa tornata, è riuscito a intercettare il malcontento popolare promettendo una lotta senza quartiere alla corruzione e una protezione economica contro l’inflazione, portando alle urne l’affluenza più alta degli ultimi cinque anni.
Il successo di Radev ha innescato reazioni immediate e contrastanti nelle grandi cancellerie. Il presidente del Consiglio Europeo, Antonio Costa, si è affrettato a congratularsi via social, dando il bentornato a Radev nel consesso europeo e auspicando una collaborazione per un’Europa “prospera e sicura”. Una mossa diplomatica volta a mantenere Sofia saldamente ancorata alle istituzioni comunitarie, nonostante le note posizioni critiche del leader bulgaro.
Dall’altro lato, il Cremlino non ha nascosto la propria soddisfazione. Il portavoce Dmitri Peskov ha accolto con favore la volontà espressa da Radev di “avviare un dialogo pragmatico” con la Russia, pur mantenendo una certa cautela. Peskov ha definito prematuro parlare di un cambiamento del clima paneuropeo nei confronti di Mosca, ma ha sottolineato come le aperture di Radev siano state accolte favorevolmente dalla Federazione russa.
Con l’ingresso in Parlamento anche della formazione di estrema destra Vazrazhdane e del partito delle minoranze turche MRF, il panorama politico bulgaro resta variegato, ma per la prima volta dopo anni il Paese ha la prospettiva di un governo stabile e con un mandato forte. La sfida per Radev sarà ora quella di bilanciare le promesse di un ritorno al dialogo con la Russia senza rompere gli equilibri con Bruxelles, in un Paese che resta il membro più povero dell’Unione e che necessita di riforme profonde per uscire definitivamente dall’instabilità.