LONDRA – Il plauso di Donald Trump dall’altro lato dell’oceano e la contestazione a sinistra del mondo ambientalista in casa. Si profilano reazioni in chiaroscuro all’annuncio con cui il premier laburista britannico Andy Burnham ha formalizzato in queste ore il via libera, anticipato fin da luglio, a una controversa nuova mega-licenza di trivellazione sottomarina in un giacimento di gas al largo delle coste scozzesi di Aberdeen e delle Shetland, nel Mare del Nord.
L’iniziativa riguarda l’area di Jackdaw ed è stata giustificata da Burnham - in rimonta nei sondaggi rispetto al suo impopolare predecessore Keir Starmer, ma potenzialmente alle prese con una grana su questo dossier, in aggiunta alle incognite sull’economia del Regno - in nome di un approccio “pragmatico”.
“In un tempo di vere difficoltà per la gente è giusto cercare un modo responsabile per massimizzare le riserve di energia che abbiamo in Gran Bretagna”, ha detto il primo ministro facendo riferimento al carovita favorito dalla crisi energetica globale frutto fra l’altro dei conflitti in Medio Oriente.
Non senza rimarcare, nel successivo Question Time del mercoledì alla Camera dei Comuni, anche l’ambizione di accrescere la produzione nazionale in risposta alle forniture su cui la Russia di Vladimir Putin, in guerra con l’Ucraina, continua a lucrare nel mondo.
Un atteggiamento che non cancella l’obiettivo delle emissioni zero di CO2 “entro il 2050”, nell’ambito degli impegni di Londra in materia di allarmi sul surriscaldamento del pianeta, ha assicurato Burnham. Ma che certo rinvia gli impegni intermedi sulla transizione verde.
Il sito di Jackdaw era stato già al centro di uno stop legale - assieme a quello di Rosebank - dopo un precedente placet del governo conservatore nel 2022, ritenuto non adeguatamente motivato dai giudici a fronte di un ricorso di gruppi ecologisti e comunità locali.
Secondo le stime di Downing Street, esso garantirà 3.500 posti di lavoro e contribuirà a regime all’economia del Paese per circa 2,9 miliardi di sterline (circa 5,5 miliardi di dollari al cambio attuale).
Immediata la reazione compiaciuta di Trump, che da mesi sollecita l’alleato britannico a far ripartire le trivelle. “Il Regno Unito - ha esultato baldanzoso il presidente americano su Truth - ha riavviato le trivellazioni nel Mare del Nord, una delle aree più grandi e prospere al mondo per il petrolio. Ora bisogna procedere a pieno ritmo”. “È una grande notizia”, ha poi insistito, tornando a intimare la parallela eliminazione delle “costose e ridicole pale eoliche”, sua autentica bestia nera.
Di tutt’altro tenore sono i commenti di una parte della sinistra e della società civile britannica, sullo sfondo delle prime proteste in strada. Con il capofila dei verdi, Zack Polanski, che accusa apertamente il nuovo premier di “vandalismo climatico” e di tradire gli obblighi internazionali sul clima. E con Greenpeace che ne addita la sudditanza alle “lobby tossiche dei carburanti fossili”.
Da destra, la leader dell’opposizione Tory, Kemi Badenoch, rinfaccia al contrario a Burnham di non trivellare abbastanza. Mentre il colosso petrolifero britannico Shell e quello norvegese Equinor, che sono dietro il progetto Jackdaw, già pretendono lo sblocco rapido anche di una seconda licenza, per il giacimento di Rosebank.
Questione che richiederà giusto “un po’ più di tempo”, ha fatto sapere la ministra dell’energia Miatta Fahnbulleh visitando gli impianti dell’Aberdeenshire con tanto di caschetto Shell in testa.