SYDNEY – La guerra in Iran offre all’Australia un’occasione per ampliare la propria presenza strategica nella parte nord-occidentale dell’Oceano Indiano, finora rimasta ai margini delle priorità militari nazionali.
È la tesi di una ricerca pubblicata dal Lowy Institute, secondo cui Canberra dovrebbe estendere l’impegno internazionale della Difesa a un’area che rappresenta una delle principali arterie dell’economia mondiale.
L’autore del rapporto, Alexander Lee, sostiene che l’interruzione delle rotte commerciali, la concentrazione senza precedenti di mezzi delle grandi potenze e la fragilità delle istituzioni regionali abbiano creato un momento favorevole per un’iniziativa australiana.
Dopo avere fatto affidamento per un secolo su altri Paesi per la sicurezza dell’Oceano Indiano, l’Australia disporrebbe ora della posizione geografica, delle alleanze e della credibilità necessarie per definire una propria linea.
Il commercio marittimo nella regione dipende da passaggi obbligati come lo Stretto di Hormuz, il Canale di Suez e lo Stretto di Malacca. Qualsiasi interruzione in uno di questi punti può produrre conseguenze immediate sui prezzi dell’energia, sui fertilizzanti, sulle forniture industriali e sui tempi del trasporto internazionale.
Il rapporto viene pubblicato dopo che il conflitto guidato dagli Stati Uniti contro l’Iran ha provocato rincari nei carburanti e nei fertilizzanti, oltre a danni alla capacità di raffinazione e alle riserve petrolifere. Il costo della guerra condotta dall’amministrazione Trump viene stimato in circa due miliardi di dollari al giorno.
Secondo il Lowy Institute, l’Australia si trova in una posizione rara per contribuire alla definizione del futuro ordine marittimo. Il Paese possiede la più ampia zona economica esclusiva della regione e mantiene rapporti consolidati con diversi governi dell’area.
La guerra ha trasformato l’Oceano Indiano da spazio periferico a uno dei teatri marittimi più instabili del decennio, mentre la competizione tra grandi potenze continua a intensificarsi.
Lee invita il governo federale a sfruttare questa fase per approfondire la collaborazione con Giappone, India e Francia. L’obiettivo dovrebbe essere mantenere aperte le rotte, potenziare il coordinamento navale e impedire che eventuali vuoti lasciati da Washington vengano occupati dalla Cina.
Gli Stati Uniti, impegnati sul fronte mediorientale, potrebbero infatti ridurre l’attenzione riservata ad altre aree. Il rapporto avverte che Pechino potrebbe utilizzare questa distrazione per accrescere la propria influenza militare, diplomatica e commerciale.
La ricerca sottolinea inoltre che le minacce provenienti dal margine occidentale dell’Oceano Indiano incidono sulla sicurezza economica australiana quanto quelle presenti nella parte nord-orientale.
Per Canberra, quindi, non si tratta soltanto di ampliare il raggio operativo della Difesa. La questione riguarda la protezione delle esportazioni, l’accesso ai mercati, la continuità delle forniture e la capacità di intervenire in una regione sempre più centrale per gli interessi nazionali.