LIVERPOOL (Inghilterra) - Piccolo ma imprendibile, elegante ma efficace, un tesoro inestimabile per i suoi allenatori. Con la morte a 75 anni di Kevin Keegan, che lo scorso gennaio aveva ammesso di essere alle prese con un tumore al quarto stadio, se ne va un’icona del calcio inglese anni ‘70, anche oltre i confini del Regno Unito. Perchè della sua generazione è fra quelli che ha sicuramente lasciato un’impronta indelebile. Origini umili (il padre era minatore), ‘scoperto’ dalla direttrice della scuola saveriana di Bally Bridge, a Doncaster, suor Mary Oliver, fu lei a scrivere nel suo diario che la sua inclinazione verso il calcio andava incoraggiata, Keegan è stato il classico talento con le stimmate da predestinato, tanto da guadagnarsi il primo contratto a 15 anni nello Scunthorpe, in quarta divisione. Ma era solo il trampolino di lancio: i grandi club lo notarono ma a bruciare la concorrenza fu Bill Shankly, leggendario manager del Liverpool, che nel 1971 lo porta ad Anfield. E lì comincia un’altra storia.

Nella squadra riserve ci resta poco e quando passa con i grandi, ci mette appena 12’ a segnare al suo debutto. Keegan non ha solo grande qualità, nonostante la giovane età sa già essere un leader e alla seconda stagione ai Reds trascina i compagni alla conquista del campionato e della Coppa Uefa, con tanto di doppietta nella finale d’andata col Borussia Moenchengladbach. King Kevin diventa un idolo della Kop e prima di lasciare Liverpool, nel 1977, mette in bacheca altri due titoli nazionali, una seconda Coppa Uefa, una FA Cup e soprattutto una Coppa dei Campioni, ancora alle spese del Borussia: stavolta non segna ma per Berti Vogts quel folletto è un incubo. A fine stagione decide che è il momento di misurarsi con un altro campionato e dopo 323 presenze e 100 reti lascia il Liverpool per l’Amburgo: costo del cartellino, 500.000 sterline, un record per quell’epoca. È il 1977 e in Germania arriva l’ulteriore consacrazione, dopo un inizio non facile. Vincerà una Bundesliga, raggiungerà un’altra finale di Coppa dei Campioni (persa poi col Nottingham Forest di Clough) e conquisterà per due anni di fila il Pallone d’Oro.

Tornerà poi in Inghilterra, dove riceverà anche l’Eccellentissimo Ordine dell’Impero Britannico diventando sir, per vestire le maglie di Southampton e Newcastle, appendendo le scarpe al chiodo nel 1984, con l’unico rammarico legato alla nazionale che in quegli anni non era all’altezza del suo talento. Keegan vivrà una seconda vita da allenatore ma a parte la parentesi iniziale al Newcastle, che portò a un soffio dal vincere la prima edizione della Premier League, il suo impatto sarà ben diverso. Ma poco importa perchè sir Kevin il suo posto nell’elite del calcio se l’è conquistato meritatamente, al di là di un look inconfondibile che ne fece un’icona anche fuori dal campo: le sue folate e le sue invenzioni sulla fascia destra, la sua velocità di gambe e di testa, maglia numero 7 sulle spalle, resteranno impresse nella storia.