ROMA - Che resti uno shakespeariano sogno di una notte di mezza estate o si trasformi nel lieto fine degno della più bella favola lo scopriremo nei prossimi giorni, di certo Pep Guardiola ct azzurro sarebbe un coup de theatre in grado di riportare in vita un calcio italiano che si sta ancora riprendendo dallo shock del terzo Mondiale di fila visto dal divano. Non che il tecnico catalano sia la cura di tutti i mali ma il nuovo corso inaugurato da Giovanni Malagò alla guida della Figc e proseguito con le nomine di Paolo Maldini e Leonardo traccerebbe un solco netto per mettere alle spalle un recente passato lontano dai fasti a cui eravamo abituati. La ricerca del ct dopo il disastro di Zenica è entrata nel vivo: dal dualismo Antonio Conte-Roberto Mancini si è passati alla terza via, Andrea Pirlo, poi la risalita delle quotazioni del tecnico jesino artefice del miracolo di Wembley e ora l’ipotesi più avveniristica, portare sulla panchina della Nazionale uno degli allenatori che ha fatto la storia. A lanciare l’indiscrezione di un viaggio a casa Guardiola del duo Maldini-Leonardo è stata Sky Sport: il direttore tecnico della Figc e presidente del Club Italia, in compagnia dell’advisor brasiliano, avrebbero incontrato lo scorso weekend a Barcellona il tecnico catalano per sondare la sua disponibilità a guidare la Nazionale.
Nei giorni scorsi Guardiola, che a maggio ha deciso di lasciare dopo 10 anni il Manchester City nonostante un altro anno di contratto per staccare un po’ la spina, ha ribadito che il calcio non gli manca per il momento. “Voglio prendermi un po’ più cura di me stesso, vedere molto di più i miei figli, mio padre ha 95 anni ed è ancora qui. Ora provo magari a godermi altre cose che non ho mai fatto e che voglio fare. Amo il mio lavoro ma c’è un momento in cui senti di doverti prendere una pausa”. Può il richiamo di una Nazionale come l’Italia, a caccia del rilancio, convincerlo a interrompere già il suo periodo sabbatico? Il legame di Guardiola col nostro Paese è noto a tutti, col tecnico catalano che di tanto in tanto torna a Brescia per vedere i vecchi amici, a Maldini ha dedicato la prima Champions League della carriera vinta da allenatore nel 2009 e dare il suo contributo alla rinascita di un movimento in crisi d’identità sarebbe forse la sfida più importante della sua carriera. Del resto, se è vero che la Spagna campione del mondo ha visto premiata la scelta di un tecnico federale, è anche vero che altre nazionali hanno optato o stanno optando per allenatori dal curriculum prestigioso: il Brasile con Ancelotti, l’Inghilterra con Tuchel, e ora la Germania con Klopp o la Francia con Zidane.
“Sull’allenatore non c’è nessun tipo di scontro e ci deve essere il 100% di accordo tra le parti2, ha messo in chiaro Malagò, che pur confermando che rispetto alle ipotesi Mancini e Pirlo “ci possono essere anche altri nomi”, ha ricordato che “a chi dice di prendere un ‘mammasantissima’, la prima domanda da farsi è se il profilo sia interessato. La seconda è che richieste o pretese possa avere. E poi se questa cosa è conciliabile coi nostri bilanci”. Insomma, va bene sognare ma poi bisogna far quadrare i conti. Un’iniezione di sano realismo com’è giusto che sia. Ma, recita Elena nell’opera di Shakespeare, “l’Amore non guarda con gli occhi, ma col sentimento, ed è per questo che l’alato Cupido vien dipinto bendato”. Vedremo nei prossimi giorni se Maldini e Leonardo sono riusciti a far breccia nel cuore di Guardiola.