CANBERRA – La condanna inflitta a un giovane riconosciuto colpevole di aver violentato una donna durante una festa privata ha aperto un acceso confronto nell’Australian Capital Territory sul sistema delle pene per i reati sessuali e sul peso attribuito alle circostanze attenuanti.

L’imputato, che aveva 16 anni al momento dei fatti e oggi ne ha 18, si è dichiarato colpevole davanti all’ACT Children’s Court di rapporto sessuale senza consenso.

Il tribunale gli ha imposto una pena sospesa di 18 mesi subordinata a un ordine di buona condotta, evitando così il carcere. Dal reato, commesso nell’agosto 2025, il giovane ha trascorso una sola notte in custodia.

Nella decisione, il giudice della ACT Supreme Court Andrew Muller ha ritenuto che la precedente scarsa esperienza sessuale dell’imputato e la sua “inevitabilmente limitata comprensione delle norme sociali in Australia” potessero attenuarne in parte la responsabilità morale.

Il giovane era arrivato a Canberra dal Bhutan nel febbraio 2025, sei mesi prima dell’aggressione.

La sentenza ha provocato irate reazioni nella comunità. Una petizione che chiede la rimozione di Muller aveva raccolto mercoledì circa 4mila firme.

L’organizzatrice Joanne Matthews ha contestato in particolare il riferimento al breve periodo trascorso dall’imputato in Australia come elemento attenuante, chiedendo che la decisione venga riesaminata.

Una seconda petizione, promossa dal deputato dei Canberra Liberals Peter Cain, chiede invece un’inchiesta pubblica sull’intero quadro normativo dell’ACT relativo alle condanne per violenza sessuale.

La procuratrice generale Tara Cheyne ha riconosciuto la legittimità delle preoccupazioni espresse dalla comunità, distinguendo però tra un eventuale appello contro questa specifica sentenza e una possibile revisione della legge.

La decisione sull’appello spetta al capo della procura, che opera in modo indipendente e dispone di 28 giorni per valutarla.

Cheyne ha inoltre dichiarato di essere disponibile a modificare la normativa sulle pene qualora le prove dimostrassero la necessità di un intervento.

Durante il processo è emerso che il giovane aveva conosciuto la vittima, allora diciottenne, a una festa a Holt. Dopo essersi allontanati insieme, l’avrebbe immobilizzata, strappandole i vestiti e aggredendola sessualmente ripetutamente per circa 20 minuti nonostante le sue richieste di fermarsi.

Muller ha riconosciuto dubbi sulla reale comprensione, da parte dell’imputato, della gravità delle proprie azioni, pur ritenendo che provasse rimorso.

La Commissaria per le vittime di crimini dell’ACT, Juliette Ford, ha sottolineato più in generale che l’impatto permanente della violenza sessuale sulle vittime non viene sempre pienamente compreso e che gli esiti giudiziari devono riflettere adeguatamente il danno subito.