ENNA - Un euro per ogni cassetta di arance raccolte, con turni fino a 70 ore alla settimana e lavoro in nero. È il quadro di sfruttamento contestato dalla Procura di Enna nell’inchiesta sui braccianti impiegati nella raccolta di agrumi nei terreni agricoli tra Regalbuto ed Enna.
I carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro di Catania e della compagnia di Paternò hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di quattro cittadini romeni.
Uno è stato posto agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, mentre per gli altri tre è stato disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Il provvedimento è stato emesso dal gip di Enna su richiesta della Procura.
Secondo l’accusa, i braccianti erano costretti a lavorare e ad accettare condizioni imposte con violenze e minacce, oltre a vivere in alloggi degradanti e in violazione della normativa antinfortunistica.
L’indagine è partita dalla denuncia di quattro lavoratori marocchini sostenuti dall’associazione Penelope, dipendenti di un cittadino romeno. L’uomo finito ai domiciliari, secondo la Procura, avrebbe ricoperto il ruolo di datore di lavoro “di fatto”.
Gli altri tre indagati, in esecuzione degli ordini del connazionale, avrebbero svolto funzioni di controllo nei campi, vigilando sull’attività dei lavoratori e imponendo ritmi e carichi sproporzionati con “modalità intimidatorie”.
A loro viene contestata anche la gestione dell’alloggio fatiscente in cui vivevano i braccianti, un immobile privo di luce e acqua. Secondo l’accusa, agli operai sarebbero state imposte trattenute per l’affitto direttamente dai compensi del lavoro svolto, contribuendo così a mantenere condizioni di sfruttamento e dipendenza economica e abitativa.