ROMA - Si alza ancora la tensione alla Camera sul caso Delmastro. Il presidente della Giunta per le autorizzazioni, Devis Dori, insieme ad alcuni deputati di centrosinistra, è rimasto per ore negli uffici della Giunta delle elezioni dopo che non è stato consentito l’accesso alla documentazione inviata dalla Procura di Roma, compreso il cd che dovrebbe contenere le chat tra l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e Mauro Caroccia.
“Gli uffici hanno ricevuto indicazioni da parte della presidenza della Camera di non essere collaborativi, quindi non possiamo accedere al cd”, ha denunciato Dori.
Il presidente della Giunta ha spiegato di avere scritto al presidente della Camera Lorenzo Fontana per chiedere una comunicazione formale con cui venga imposto agli uffici di collaborare. “Finché questa lettera non arriverà staremo fermi in Giunta”, ha aggiunto.
Le chat sono al centro dell’inchiesta romana sul caso “Bisteccheria d’Italia”. Caroccia, ristoratore e imprenditore, è indagato con la figlia Miriam per riciclaggio e intestazione fittizia di beni nell’ambito di accertamenti sull’origine dei fondi investiti nelle attività di ristorazione.
Delmastro non è indagato, ma la Procura chiede di poter acquisire le conversazioni tra lui e Caroccia trovate nel telefono sequestrato a quest’ultimo.
Il caso era tornato ieri alla Giunta dopo il rinvio del voto dell’Aula sull’autorizzazione all’utilizzo delle chat. La decisione era stata presa in seguito all’arrivo di una lettera del procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi, indirizzata alla Camera e accompagnata dal cd con la documentazione.
Dori aveva poi dato il via libera alla consultazione del materiale da parte dei componenti della Giunta, nonostante la contrarietà del centrodestra. Questa mattina, all’orario indicato, i commissari di centrosinistra arrivati alla Camera non hanno però avuto accesso alla documentazione.
Fontana ha risposto a Dori con una lettera in cui richiama le decisioni già comunicate la sera precedente. “Le decisioni della Presidenza della Camera sono quelle contenute nella lettera che le ho inviato ieri sera e a cui gli uffici della Camera si conformano”, ha scritto il presidente di Montecitorio, aggiungendo di essere in attesa di ricevere “ogni opportuno elemento di valutazione” alla base della decisione di autorizzare l’accesso, così da rimettere il quadro alla Giunta.
Nella sede della Giunta sono rimasti sei deputati di centrosinistra: Dori, di Avs, Federico Gianassi e Matteo Orfini del Pd, Daniela Torto, Carla Giuliano ed Enrica Alifano del M5s. Dopo due ore di attesa, i parlamentari di Avs, Pd e M5s hanno diffuso una nota congiunta denunciando una “gravissima lesione delle prerogative parlamentari” e annunciando di riservarsi ogni iniziativa “a tutela della dignità e autonomia dell’istituzione”.
Il Partito democratico accusa la presidenza della Camera e la maggioranza di ostacolare il lavoro. Federico Gianassi, Matteo Orfini, Antonella Forattini e Marco Lacarra parlano di un fatto “senza precedenti” e di “estrema gravità istituzionale”, sostenendo che non ci siano ragioni comprensibili per impedire ai deputati di conoscere gli atti sui quali sono chiamati a esprimersi. “Che cosa teme Giorgia Meloni?”, chiedono i deputati dem.
La prossima settimana sarà decisiva per il dossier. Lunedì si riunirà la Giunta per il Regolamento, chiamata a pronunciarsi sulla possibilità per i membri della Giunta per le autorizzazioni di consultare le chat inviate dalla Procura. Martedì tornerà a riunirsi la Giunta per le autorizzazioni, che dovrà decidere se proseguire con un’integrazione istruttoria o mandare la questione direttamente in Aula.
Se la Giunta dovesse ritenere concluso l’esame, il voto dell’Aula potrebbe essere calendarizzato già nella prossima settimana. Tuttavia la partita resta aperta e il caso Delmastro continua a trasformarsi in uno scontro istituzionale tra presidenza della Camera, maggioranza e opposizioni.