BRUXELLES - Prende il via da domani l’applicazione operativa dell’AI Act, il nuovo quadro normativo europeo sull’intelligenza artificiale gestito dalla Commissione europea e dalle autorità nazionali. Con l’entrata in vigore del provvedimento scattano immediatamente le regole sulla trasparenza, pensate per informare gli utenti quando interagiscono con un algoritmo o quando fruiscono di contenuti generati o modificati artificialmente, riducendo così i rischi di inganno e manipolazione e fornendo alle imprese obblighi definiti e strumenti pratici per la conformità. 

In base alle nuove disposizioni, chatbot e sistemi interattivi avranno l’obbligo di dichiarare la propria natura non umana, mentre i deepfake (immagini, audio o video alterati o creati tramite IA) dovranno mostrare un’etichettatura chiara. I contenuti sintetici dovranno inoltre integrare marcature leggibili dalle macchine per agevolarne il tracciamento automatizzato. Per rendere operative le norme, la Commissione ha pubblicato la prima lista con oltre 180 organizzazioni firmatarie del Codice di condotta sulla trasparenza dei contenuti generati dall’IA. 

Il nuovo assetto conferisce all’AI Office poteri di vigilanza sui fornitori di modelli di IA generica (GPAI), impiegati in una vasta gamma di servizi e agenti intelligenti. L’azione di controllo si estende ai modelli più avanzati capaci di generare rischi sistemici: per questi ultimi sono previsti obblighi supplementari finalizzati a prevenire minacce su larga scala, dai pericoli chimici, biologici, radiologici e nucleari fino ai rischi di perdita di controllo, alla cibersicurezza e alla lesione dei diritti fondamentali. 

Tutti i fornitori di tecnologia GPAI saranno tenuti a documentare e condividere le informazioni chiave con le autorità e con gli operatori a valle (downstream), ad adottare una politica sul rispetto del diritto d’autore (copyright policy) e a pubblicare un resoconto dettagliato sui dati impiegati per l’addestramento dei modelli. 

L’opera di enforcement prende di mira anche le pratiche espressamente vietate e gli adempimenti sulla trasparenza. Vengono messi al bando i sistemi progettati per manipolare il comportamento umano, sfruttare le vulnerabilità delle persone o attribuire punteggi sociali ingiusti che impattino sui diritti dei cittadini. 

La governance del sistema si articola su una struttura di vigilanza condivisa tra tre entità principali: l’AI Office, competente per i sistemi basati sui medesimi modelli GPAI o integrati all’interno di motori di ricerca e piattaforme di grandissime dimensioni. Le autorità nazionali, responsabile della supervisione sugli altri sistemi (la cui efficacia operativa dipenderà dalla tempestiva designazione e dotazione di risorse a livello locale). Infine, il Garante europeo della protezione dei dati (EDPS), incaricato della vigilanza sui sistemi adottati direttamente dalle istituzioni dell’Unione Europea. 

Ad affiancare l’Ufficio per l’IA e le autorità nazionali interverrà lo Scientific Panel, un organo consultivo di 60 esperti indipendenti che ha già celebrato la propria seduta inaugurale. Contestualmente, l’AI Office ha nominato come Lead Scientific Adviser Alessandro Abate, docente del Dipartimento di Informatica dell’Università di Oxford con trascorsi di ricerca a Stanford e presso SRI International. Riconosciuto a livello internazionale per i suoi studi sulla sicurezza e il controllo dei sistemi guidati dall’IA, Abate offrirà supporto scientifico per la valutazione tecnica e l’innovazione dei modelli GPAI.