MADRID - Quello che doveva essere un semplice festeggiamento sportivo per la vittoria della Liga si è trasformato in un caso internazionale. Il governo spagnolo è intervenuto con forza per difendere il calciatore del Barcellona Lamine Yamal, finito nel mirino delle autorità israeliane dopo aver esposto la bandiera palestinese durante la parata sul bus scoperto per le vie della città. 

La reazione di Israele è stata immediata e durissima. Il ministro della Difesa, Israel Katz, ha pubblicato un post su X accusando il diciottenne di “fomentare l’odio” e di sostenere chi ha compiuto i massacri del 7 ottobre.

“Yamal ha scelto di incitare contro Israele e di sostenere un’organizzazione che ha ucciso bambini, donne e anziani ebrei – ha scritto Katz –. Mi aspetto da un club rispettato come il Barcellona che prenda le distanze in modo netto: non c’è posto per il sostegno al terrorismo”. 

Il primo ministro spagnolo, Pedro Sánchez, non ha tardato a rispondere, elevando il tono della polemica: “Chi ritiene che sventolare la bandiera di uno Stato equivalga a ‘incitare all’odio’, o ha perso il senno o è accecato dalla propria ignominia. Lamine ha solo espresso la solidarietà per la Palestina che sentiamo milioni di spagnoli. Un motivo in più per essere orgogliosi di lui”. 

Sulla stessa linea il ministro della Cultura, Ernest Urtasun, il quale ha avvertito che il governo “non tollererà” che un paese straniero metta in discussione la libertà di espressione di un cittadino spagnolo, definendo “inaccettabile” la reazione israeliana. 

Mentre il club blaugrana ha preferito non rilasciare dichiarazioni ufficiali, l’allenatore Hansi Flick ha cercato di gestire la situazione con cautela in conferenza stampa. Pur ammettendo che “normalmente non ama” questo tipo di gesti, preferendo che i giocatori restino concentrati sullo sport, ha sottolineato di aver parlato con il ragazzo: “Gli ho detto che è una sua scelta. Ha 18 anni ed è abbastanza maturo”. 

L’episodio si inserisce in una crisi diplomatica senza precedenti tra Madrid e Tel Aviv. La Spagna, insieme a Irlanda e Norvegia, è stata tra i primi paesi europei a riconoscere ufficialmente lo Stato di Palestina nel 2024, una mossa interpretata da Israele come un gesto ostile. 

La tensione ha ormai superato i confini della politica per toccare ogni ambito della società, a partire dalla richiesta di sanzioni avanzata da Sánchez all’Unione Europea per sospendere l’accordo di associazione con Israele, accusando Bruxelles di usare un “doppio pesismo” rispetto al conflitto in Ucraina.  

Parallelamente si è attivato un boicottaggio culturale: alla fine del 2025, la televisione pubblica spagnola (Rtve) ha confermato che la Spagna non avrebbe partecipato a Eurovision 2026 a causa della presenza di Israele e, dopo la decisione dell’Ebu (European Broadcasting Union) di mantenere il Paese in gara, la Spagna si è ufficialmente ritirata dal festival di Vienna, decidendo persino di non trasmettere l’evento.