KIEV - L’Ucraina si risveglia nel dolore dopo una delle offensive aeree più violente degli ultimi mesi. La fine del cessate il fuoco di tre giorni è stata segnata da un massiccio attacco russo che, tra il 13 e il 14 maggio, ha martellato la capitale Kiev e diverse regioni del Paese per 30 ore consecutive, causando la morte di almeno 24 persone e il ferimento di altre 48. 

Le operazioni di soccorso nella capitale si sono concluse dopo 28 ore di scavi ininterrotti. Tra le vittime accertate figurano tre ragazzine di 12, 15 e 17 anni; sette delle vittime totali sono state estratte dalle macerie di un unico condominio di epoca sovietica, letteralmente raso al suolo sulla sponda orientale della città. 

Secondo l’Aeronautica militare ucraina, la Russia ha impiegato una forza d’urto senza precedenti: 1.600 tra droni e missili lanciati sull’intero territorio nazionale. Solo su Kiev si sono concentrati 675 droni d’attacco e 56 missili; nonostante l’efficacia della difesa aerea, che ha abbattuto la stragrande maggioranza dei vettori, diverse testate hanno centrato scuole, cliniche e quartieri residenziali. Il presidente Volodymyr Zelensky ha denunciato la distruzione di almeno 20 siti, parlando di un intero isolato “raso al suolo” e incaricando le forze armate di preparare “possibili modalità di risposta”. 

L’ondata di attacchi non ha risparmiato le infrastrutture strategiche del Paese, colpendo le strutture portuali di Odessa, dove si sono registrati due feriti, e causando danni rilevanti alle reti energetiche di Khmelnytskyi e Chernihiv. Sono stati inoltre colpiti diversi quartieri residenziali di Kharkiv, con un bilancio di 28 persone rimaste ferite. 

Sul fronte terrestre, però, l’Ucraina ha registrato un successo tattico nella regione di Kharkiv: le forze di Kiev hanno ripreso il controllo dell’insediamento di Odradne, avanzando di quasi 22 chilometri grazie a un’offensiva coordinata di artiglieria, fanteria e droni. Da parte sua, il Ministero della Difesa russo ha dichiarato di aver abbattuto nella notte 355 droni ucraini diretti verso le regioni di Mosca, Belgorod, Bryansk e Kursk. 

Il ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha, ha dato istruzioni per convocare d’urgenza il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, invocando una forte reazione internazionale contro quello che ha definito “terrorismo russo su vasta scala”. 

In questo scenario di estrema violenza, si è registrato però un primo segnale tangibile degli sforzi di mediazione internazionale attribuiti al presidente Usa Donald Trump. Russia e Ucraina hanno infatti effettuato uno scambio di 205 prigionieri di guerra per parte. Zelensky ha confermato che questa operazione costituisce la “prima fase” del piano annunciato da Trump, che mira a uno scambio complessivo di 1.000 prigionieri per ciascuno schieramento. Molti dei militari ucraini rientrati oggi erano detenuti in Russia dal 2022. Si tratta di un risultato significativo che ricalca i grandi numeri già visti nel maggio 2025, dopo i negoziati di Istanbul.