CAMPOBASSO – Si moltiplicano in Molise le segnalazioni alle forze dell’ordine sulla presenza di piante di ricino, dalle quali è possibile ricavare la ricina, la sostanza velenosa che nel dicembre 2025 ha provocato la morte di Sara Di Vita e della madre Antonella Di Ielsi a Pietracatella, in provincia di Campobasso. 

L’ultimo intervento risale a lunedì, quando gli agenti della Squadra Mobile impegnati nelle indagini sul duplice omicidio hanno raggiunto Casacalenda dopo la segnalazione di un cittadino. 

I poliziotti hanno verificato la presenza di alcune piante, le hanno fotografate e hanno redatto un verbale, senza procedere ad alcun sequestro. 

L’intervento è avvenuto davanti alle telecamere della trasmissione di Canale 5 Dentro la notizia ed è stato successivamente ripreso da diversi quotidiani. 

Segnalazioni simili sono arrivate nei giorni precedenti anche da Riccia, sempre in Molise, e da Castelpagano, in provincia di Benevento. Altre piante sono state indicate nella zona del lago di Occhito, al confine tra Molise e Puglia, e nelle campagne di Campodipietra. 

In quest’ultima località, nei mesi scorsi, alcuni agricoltori si erano fatti riprendere dalle telecamere mentre piantavano semi di ricino. 

Da ambienti investigativi viene però precisato che le verifiche sulla presenza delle piante sono attività ordinarie e che al momento non è emerso alcun collegamento tra questi ritrovamenti e la morte delle due donne. 

Il caso di Casacalenda ha attirato particolare attenzione perché nel paese si trova il liceo dove insegna una cugina di Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara. L’istituto era stato oggetto di una perquisizione venerdì scorso nell’ambito dell’inchiesta. 

Gli investigatori stanno cercando di ricostruire come la ricina sia stata procurata e utilizzata per avvelenare le due vittime. La semplice presenza delle piante sul territorio, tuttavia, non costituisce un elemento sufficiente per individuare la provenienza del veleno. 

Le indagini proseguono e nei prossimi giorni potrebbero essere effettuati nuovi interrogatori. 

Secondo le ricostruzioni emerse finora, gli inquirenti continuano a seguire anche una possibile pista passionale. Negli ultimi giorni sono stati riferiti infatti alcuni dettagli delle deposizioni di Gianni Di Vita, ex sindaco di Pietracatella, che avrebbe ammesso di aver avuto una relazione extraconiugale con un’insegnante conosciuta da molti anni. 

Si tratta di circostanze ancora al vaglio degli investigatori, che non hanno accertato un collegamento con il duplice omicidio e che ribadiscono che Gianni Di Vita non risulta indagato.