ROMA - Le proteste che stanno attraversando l’Asia e l’Europa occidentale (dalla Francia alla Spagna, passando per il Belgio, l’Italia e l’Albania) rappresentano il capitolo più recente di una lunga stagione di contestazioni giovanili. Un’ondata di mobilitazioni scattata su una convergenza di crisi sovrapposte: aspettative economiche deluse, sfiducia nelle istituzioni, ingiustizie sociali, corruzione, clientelismo e rivendicazioni sui diritti.

Secondo il Global Protest Tracker del Carnegie Endowment for International Peace, la spinta antigovernativa ha coinvolto nell’ultimo anno oltre 57 Paesi, dalle Americhe all’Indonesia. 

Partita nel 2025, la risposta della Generazione Z si è diffusa rapidamente: coordinandosi su chat e social network anche attraverso meme virali, adolescenti e ventenni si sono schierati contro le vecchie élite politiche.

In Europa, questo malessere si intreccia oggi con l’aumento dei prezzi dell’energia e dei carburanti, le difficoltà abitative e le ripercussioni dei conflitti internazionali in Ucraina e nel Medio Oriente, prefigurando un autunno di forti tensioni in vista dei prossimi appuntamenti elettorali. 

In Francia, quella iniziata come una protesta spontanea nella periferia di Parigi si è trasformata in una mobilitazione senza precedenti. Gli studenti denunciano il degrado e lo stato fatiscente degli istituti scolastici, le classi sovraffollate e le riforme delineate dal Ministero dell’Istruzione e dell’Università, unendo le rivendicazioni al carovita e ai servizi pubblici. 

Nel fine settimana i disordini sono degenerati in episodi di violenza culminati nell’incendio del municipio di Limoges e nell’arresto di 2.331 persone. Il primo ministro Sébastien Lecornu ha definito “un miracolo” l’assenza di vittime, accusando l’estrema sinistra di voler organizzare un “profondo disordine nel Paese” in vista delle elezioni presidenziali.  

Di contro, nel suo discorso alla Nazione, il presidente Emmanuel Macron ha tracciato una distinzione tra chi ha compiuto atti sovversivi e chi manifesta legittimamente. 

“Bisogna anche guardare con chiarezza a ciò che viene espresso nel Paese. Alcuni manifestanti hanno espresso preoccupazione per il costo della vita e i prezzi del carburante, derivanti dal conflitto nel Golfo Persico, al quale la Francia non ha partecipato e di cui stiamo subendo le conseguenze. Comprendo appieno la loro preoccupazione. Tale preoccupazione viene espressa anche in diverse altre capitali europee”, ha riconosciuto Macron, invitando al dialogo sul prossimo bilancio.

Alle proteste si è unito anche il movimento dei Gilet Gialli, mentre per il 24 ottobre è stata proclamata una nuova mobilitazione nazionale. 

Nella penisola iberica l’emergenza abitativa è il principale catalizzatore del conflitto sociale. In Spagna, la mobilitazione è esplosa nella seconda metà di settembre in una cinquantina di città a seguito dello sfratto di Maricarmen Abascal, un’anziana di 87 anni disabile, morta due settimane dopo il ricovero ospedaliero in seguito all’aumento del 230% dell’affitto imposto da un fondo d’investimento.

I manifestanti chiedono affitti calmierati, lo stop agli sfratti e il divieto per i fondi speculativi di acquistare immobili. La bocciatura della legge d’emergenza sugli alloggi da parte delle destre al Congresso ha provocato la caduta del governo e spinto il premier socialista Pedro Sánchez a indire elezioni anticipate per il 29 novembre 2026, dichiarando di necessitare di una “maggioranza progressista più ampia”.

Nel frattempo, l’esecutivo ha stanziato 45 milioni di euro per 2.000 nuovi posti nelle residenze universitarie, con Sánchez che ha ricordato: “Quando uno studente non può permettersi di vivere nel luogo in cui vorrebbe studiare, l’università cessa di essere un motore di prosperità e di pari opportunità“. 

In Portogallo, sulla scia delle piazze spagnole, le manifestazioni promosse dalla piattaforma “Non si può più vivere così” hanno riempito Porto, Funchal e il centro di Lisbona, dove in Piazza Rossio è stato allestito un accampamento di tende. Tra il 2015 e il 2024 i prezzi delle case nel Paese sono aumentati del 124%, circa il doppio rispetto alla media Ue.

Il primo ministro Luís Montenegro ha dichiarato di comprendere la volontà dei cittadini di “esprimere la propria indignazione”, mettendo tuttavia in guardia dall’importare un clima di instabilità “che non trova sostegno nella società portoghese”. 

Le tensioni europee hanno trovato riscontro nei disordini di Milano, Torino e Bologna. A Milano, le manifestazioni del fine settimana si sono chiuse con saccheggi e scontri.

Parallelamente, a Roma, la grande mobilitazione della Cgil ha visto il segretario generale Maurizio Landini proclamare lo sciopero generale per il 20 novembre: “Non è il momento di chiedere ai giovani di battersi, è il momento che noi ci battiamo per ottenere i diritti che loro non hanno e lo sciopero è lo strumento più solidale che esiste”, ha affermato Landini.

Nel Mezzogiorno si diffondono le proteste pacifiche degli autotrasportatori contro il caro-gasolio. La situazione è stata esaminata a Palazzo Chigi in un vertice presieduto dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, durante il quale è stata ribadita la risposta ferma dello Stato contro le condotte criminali, tutelando al contempo il diritto alla protesta pacifica. 

In Belgio, l’ondata di contestazione ha contagiato il Paese, dove lo sciopero nazionale indetto dalla Fgtb (il principale sindacato del Paese) con lo slogan “Non nelle nostre tasche” ha portato in piazza circa 50.000 persone a Bruxelles contro il piano di bilancio del governo De Wever. Le marce del fine settimana si sono chiuse con scontri tra attivisti e forze dell’ordine nei pressi della Gare du Midi.   

Avviata a maggio e intensificatasi in autunno in Albania, la “Rivoluzione dei Fenicotteri” è nata contro un progetto turistico di lusso sull’isola di Sazan che vede il coinvolgimento di Jared Kushner, genero di Donald Trump. Nelle ultime giornate, gli studenti sono scesi in piazza a Tirana contro la corruzione e la svendita delle coste, scontrandosi con la polizia e assaltando una banca.

Il premier Edi Rama ha respinto le richieste di dimissioni, sostenendo che i disordini minacciano il percorso di adesione all’Ue, e ha annunciato un premio di 2.500 euro per gli agenti impegnati nei servizi d’ordine, oltre a un aumento salariale da gennaio. 

In Serbia, il movimento studentesco nato dopo il crollo della pensilina della stazione di Novi Sad nel novembre 2024 (costato la vita a 16 persone) ha trasformato la richiesta di giustizia in una battaglia contro il sistema del presidente Aleksandar Vučić. Le proteste rappresentano l’ossatura del movimento politico che il 25 ottobre sfiderà il partito di governo nelle elezioni parlamentari anticipate. 

Nel settembre 2025 in Nepal, il blocco di diverse piattaforme social ha scatenato la rivolta giovanile contro la corruzione. La mobilitazione ha provocato la caduta del governo e la successiva vittoria elettorale di un partito sostenuto dai giovani, che ha portato un rapper di 35 anni alla carica di primo ministro, segnando la maggiore affermazione politica della Gen Z. 

Il Bangladesh rappresenta il modello di riferimento per le proteste giovanili. Nell’estate 2024, le mobilitazioni della Gen Z sono riuscite a spodestare la premier Sheikh Hasina dopo una dura repressione. Al suo posto si è insediato come capo del governo ad interim il Premio Nobel per l’Economia Muhammad Yunus. 

Infine, in India le contestazioni avviate a maggio dal movimento Cockroach Janta Party (“Scarafaggi”) per le irregolarità negli esami e la mancanza di occupazione si sono fuse con le proteste sulla trasparenza elettorale. Nonostante a luglio i giovani abbiano ottenuto le dimissioni del ministro dell’Istruzione Dharmendra Pradhan, le tensioni sul governo di Narendra Modi restano aperte.