TEHERAN - L’accordo tra Iran e Stati Uniti per preservare il cessate il fuoco torna a essere messo alla prova da una nuova girandola di conferme, smentite e tensioni sul futuro dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio mondiale di petrolio e gas.
Dopo una nuova escalation militare, Washington e Teheran hanno annunciato una nuova sospensione delle ostilità.
“Abbiamo deciso di fermare tutte le attività cinetiche”, ha dichiarato un alto funzionario statunitense, mentre un altro esponente dell’amministrazione ha precisato che, in attesa della ripresa dei colloqui tecnici, le navi potranno continuare a transitare liberamente nello stretto.
Resta però il giallo sul vertice che, secondo indiscrezioni, dovrebbe tenersi domani a Doha. Nelle ultime ore si sono infatti susseguite versioni contrastanti. Il presidente statunitense Donald Trump ha assicurato che l’incontro tra negoziatori statunitensi e iraniani si terrà regolarmente. “L’Iran ha chiesto un incontro. Si terrà domani a Doha”, ha scritto su Truth Social.
Teheran, tuttavia, continua a smentire. “Non è in programma per questa settimana alcuna riunione tecnica dei gruppi di lavoro”, ha dichiarato il viceministro degli Esteri iraniano e membro della delegazione negoziale, Kazem Gharibabadi, citato dalle agenzie iraniane.
“Sebbene le consultazioni con il Qatar, anche riguardo al monitoraggio dell’attuazione degli impegni della controparte, siano in corso come di consueto, le notizie diffuse da alcuni media su presunti colloqui tecnici dei gruppi di lavoro a Doha non sono confermate”, ha aggiunto.
“Il primo ciclo di colloqui tecnici nell’ambito dei gruppi di lavoro stabiliti si terrà quando ve ne saranno le condizioni e dopo un accordo su data e luogo”, ha precisato, ribadendo che continuano comunque “le consultazioni attraverso i Paesi mediatori”.
Dell’incontro aveva parlato anche Al Jazeera, citando una fonte secondo cui “le squadre che lavorano a livello tecnico all’attuazione del memorandum d’intesa” tra Stati Uniti e Iran “hanno in programma nei prossimi giorni un incontro a Doha”.
Il cessate il fuoco, operativo ormai da undici giorni, continua dunque a reggere, ma in una situazione estremamente fragile.
Solo ieri Donald Trump, dopo aver confermato i raid statunitensi contro “depositi di missili e droni” e altri obiettivi militari iraniani, aveva accusato Teheran di aver “violato ancora una volta l’accordo di cessate il fuoco”, arrivando a minacciare una nuova offensiva: “Potrebbe arrivare un momento in cui potremmo non essere più in grado di essere razionali e trovarci costretti a concludere” con la forza “militare il lavoro che abbiamo iniziato con tanto successo. Se accadesse, la Repubblica islamica dell’Iran smetterebbe di esistere”.
Al centro delle tensioni resta il controllo dello Stretto di Hormuz, la strategica via marittima condivisa da Iran e Oman. Durante il conflitto iniziato il 28 febbraio con gli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, Teheran aveva chiuso il passaggio, provocando forti ripercussioni sul commercio mondiale degli idrocarburi e un’impennata dei prezzi del petrolio.
Sebbene il transito sia stato riaperto la scorsa settimana, la Repubblica islamica consente attualmente la navigazione soltanto attraverso un corridoio che costeggia il proprio litorale, minacciando di intervenire contro le imbarcazioni che non lo rispettino.
Parallelamente ai contatti con Washington, Iran e Oman hanno tenuto a Muscat il primo incontro dalla firma del memorandum d’intesa per discutere della futura gestione dello stretto. Lo ha reso noto il ministero degli Esteri iraniano.
“La prima riunione del Comitato congiunto su Hormuz si è tenuta a Muscat” per uno scambio di “opinioni sulla futura gestione” dello stretto, ha scritto su X il viceministro Kazem Gharibabadi.
Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha ribadito che “nessuna altra istituzione né alcun altro Paese”, oltre all’Iran, può essere responsabile della gestione dello stretto. Il capo della diplomazia iraniana ha inoltre avvertito che “qualsiasi interferenza” comporterebbe “ritardi nella sua riapertura e un aumento delle tensioni”.
Le dichiarazioni arrivano dopo che l’Oman ha annunciato l’apertura temporanea di una rotta alternativa, coordinata con le Nazioni Unite, per consentire l’evacuazione delle navi e degli equipaggi rimasti bloccati nell’area. Decine di imbarcazioni avrebbero già utilizzato questo percorso negli ultimi giorni.
La situazione sul mare resta comunque altamente instabile.
Da giovedì scorso due navi mercantili sono state colpite da proiettili di origine non accertata. Gli Stati Uniti attribuiscono gli attacchi all’Iran e hanno risposto bombardando obiettivi iraniani per due giorni consecutivi. Teheran ha replicato lanciando missili e droni contro alcuni Paesi del Golfo, tra cui Kuwait e Bahrein. A seguito degli attacchi, il Qatar ha annunciato la morte di un proprio cittadino, colpito dalle schegge cadute sulla sua imbarcazione durante le operazioni militari nella regione.
Araghchi ha invitato tutte le parti a “non lasciare che il protocollo deragli dal suo percorso”, ricordando che il memorandum prevede un periodo negoziale di sessanta giorni per arrivare a un accordo definitivo. Secondo l’intesa, l’Iran avvierà un dialogo con il sultanato dell’Oman per definire la futura amministrazione dello Stretto di Hormuz e dei servizi marittimi, in consultazione con gli altri Stati rivieraschi del Golfo e nel rispetto del diritto internazionale.
Le tensioni restano elevate anche nei rapporti tra Teheran e il Bahrein. Un consigliere della Guida Suprema iraniana ha avvertito Manama che il Paese del Golfo sarà colpito con maggiore forza in caso di nuove provocazioni. “Si sta rivolgendo un serio avvertimento ai bahreiniti affinché conoscano i propri limiti e non giochino con il proprio destino, né costringano l’Iran ad adottare decisioni drastiche”, ha dichiarato Ali Akbar Velayati, secondo quanto riferito dall’agenzia semiufficiale Tasnim.
L’Iran aveva colpito una base della Marina statunitense in Bahrein venerdì e sabato scorsi, in risposta ai bombardamenti Usa. Teheran sostiene che Washington utilizzi le basi militari presenti nei Paesi del Golfo per condurre operazioni contro il proprio territorio, circostanza sempre smentita dalle monarchie arabe della regione.
Manama ha chiesto l’intervento delle Nazioni Unite, sostenendo che gli ultimi raid iraniani violano la propria sovranità e compromettono “le opportunità di de-escalation e stabilità nella regione”. Negli ultimi mesi il Bahrein, che ospita una numerosa comunità sciita, ha inoltre arrestato decine di persone accusate di avere legami con le forze armate iraniane.
Sul fronte diplomatico, il presidente iraniano Massoud Pezeshkian ha infine confermato che, grazie al memorandum d’intesa raggiunto con Washington, Teheran riceverà a breve una prima tranche di sei miliardi di dollari dei propri beni congelati all’estero. “L’accordo recente rappresenta una grande vittoria per il popolo iraniano”, ha affermato durante un incontro con l’ayatollah Shabiri Zanjani, sottolineando anche “la revoca delle sanzioni sul petrolio e sul settore petrolchimico”.
Infine, ha precisato che “6 dei 12 miliardi di dollari totali delle risorse iraniane in Qatar saranno sbloccati e restituiti al Paese, mentre sono in corso le procedure necessarie per il ritorno della parte restante di queste risorse”.