MILANO - Atm ha sospeso dal servizio e dalla retribuzione i dipendenti coinvolti nella chat in cui comparivano immagini di donne accompagnate da battute sessiste e frasi oscene. Lo ha reso noto la stessa Azienda Trasporti Milanesi, mentre proseguono gli accertamenti della Procura di Milano e della Polizia locale.
Il punto centrale dell’inchiesta è capire da dove arrivino le immagini finite nella chat “Ticinese staff”, se siano state ottenute fotografando i filmati del sistema di videosorveglianza interno dei mezzi, visibili dagli autisti, oppure attraverso un accesso più complesso e illecito ai sistemi centrali in cui vengono raccolti i video di sicurezza.
Da questa ricostruzione dipende anche la qualificazione giuridica dei fatti. L’ipotesi di accesso abusivo a sistema informatico diventerebbe più concreta se fosse accertata una violazione dei sistemi centrali di raccolta dei filmati.
Il dipendente al momento indagato sarebbe l’uomo fotografato nei giorni scorsi da una passeggera mentre guardava la chat. Da quella immagine gli investigatori sarebbero risaliti anche ad altri quattro dipendenti che, in quei momenti, stavano scrivendo nel gruppo.
I quattro, allo stato, non risultano indagati. Dopo le perquisizioni, le verifiche e l’analisi dei telefoni, la loro posizione potrebbe però essere formalizzata nelle prossime ore.
Gli accertamenti serviranno anche a ricostruire quante persone facessero parte della chat e da quanto tempo il gruppo fosse attivo. Non è escluso che l’inchiesta possa allargarsi ad altri dipendenti.
La vicenda era emersa dopo la segnalazione di una passeggera, che aveva notato un dipendente Atm in uniforme mentre consultava sul telefono una chat con immagini di donne e commenti osceni. Da lì sono partite le verifiche interne dell’azienda e gli accertamenti della magistratura.
Atm aveva già annunciato la volontà di fare piena luce sull’accaduto. Con la sospensione dal servizio e dalla retribuzione, l’azienda ha adottato i primi provvedimenti disciplinari nei confronti dei dipendenti coinvolti.