BOURNEMOUTH - Da buona napoletana, ho sempre riposto molta fiducia nel numero 13. C’è qualcosa, in questo numero, che mi affascina: la sua estetica, che si compie nella verticalità dell’1 e nell’abbondanza del 3, che si piega due volte lasciando però spazio a un’apertura, e poi la sua pronuncia, “tredici”, quasi ti si riempie la bocca nel dirlo, come accade con certe parole che sembrano contenere già una promessa. Potrei quasi azzardare a dire che sia il mio numero fortunato, e forse lo è per molti partenopei e italiani in generale, perché se nel napoletano questo numero è spesso associato a prosperità e protezione, nell’immaginario collettivo italiano il 13 è simbolo di vincita, quel “fare tredici” che, nello storico Totocalcio, equivaleva ad aggiudicarsi un ricco montepremi.

Non sappiamo come il popolo inglese guardi a questo numero, né se a Bournemouth, tra la brezza del mare, i giardini ordinati e quella luce particolare che le città costiere sanno trattenere anche quando il cielo si fa inglesissimo, qualcuno gli attribuisca lo stesso potere evocativo. Però il 13 è stato, in qualche modo, un numero vincente anche per Roberto Rocca, che all’alba del suo tredicesimo anniversario dal trasferimento in Inghilterra è stato eletto Sindaco di Bournemouth.

La sua non è la storia, spesso troppo semplificata e rassicurante, dell’“italiano che ce l’ha fatta” all’estero. Piuttosto, il racconto di un percorso più lento, più stratificato: quello di un uomo che, arrivato nel Regno Unito quasi per caso, ha finito per abitare davvero il luogo in cui si era trasferito, fino a sentirne le responsabilità, le fragilità, le possibilità, e a entrare nella sua vita pubblica in qualità di cittadino impegnato in una comunità che, nel tempo, è diventata casa.

Roberto Rocca è nato e cresciuto a Milano, “da padre milanese e madre sarda”, e nel suo racconto l’Italia non appare mai come un’immagine compatta e immobile, ma come una geografia affettiva fatta di appartenenze diverse, di una città del Nord in cui si è formato e di un’isola, la Sardegna, dove ha trascorso “tutte le estati dell’infanzia e dell’adolescenza” e alla quale dice di essere ancora “profondamente legato”. Un’Italia, tra l’altro, che non è solo origine, ma lingua quotidiana, famiglia, amicizie, abitudini, memoria, televisione, informazione, e persino quell’accento italiano che continua ad accompagnarlo quando parla inglese e che, ammette, a volte vorrebbe attenuare, mentre altre volte gli piace perché “continua a raccontare qualcosa” delle sue origini.

Da giovane, Rocca ha seguito quello che lui stesso definisce “un percorso piuttosto tradizionale”: la scuola, la parrocchia, il catechismo, l’università, maturando presto un interesse forte per la vita pubblica e per l’impegno civico, tanto che a circa ventun anni è stato eletto consigliere municipale a Milano, esperienza che lo ha accompagnato per quasi quattordici anni e che gli ha lasciato un’idea molto concreta della politica, lontana dai grandi proclami e radicata invece nell’ascolto delle persone, nella cura del territorio, nella capacità di intercettare problemi quotidiani e provare a trasformarli in soluzioni.

“Per me fare politica ha sempre significato essere vicino alle persone, ascoltare le loro esigenze, cercare soluzioni concrete ai problemi quotidiani e fare tutto il possibile per migliorare il territorio in cui si vive”, spiega. Prima dell’Inghilterra, però, c’è stata anche una lunga formazione accademica e professionale, perché Rocca ha studiato all’Università Cattolica del Sacro Cuore, conseguendo una laurea in Scienze Politiche, una in Scienze della Comunicazione e un master in Consulenza del Lavoro e Direzione del Personale, per poi completare, poco prima di lasciare l’Italia, un Executive Master in Relazioni Pubbliche d’Impresa alla IULM di Milano.

Sul piano lavorativo ha trascorso quasi vent’anni in una grande azienda italiana, un’esperienza che descrive con gratitudine, riconoscendole di avergli dato competenze, crescita personale e opportunità, ma dentro la quale, a un certo punto, ha iniziato a sentire il desiderio di misurarsi con un ambiente più internazionale, non per rifiutare ciò che aveva avuto, ma perché, come accade in certi passaggi decisivi della vita adulta, la stabilità aveva cominciato ad assomigliare a una zona di comfort da cui uscire per continuare a crescere. “Non si trattava di una scelta contro l’azienda, alla quale devo molto, ma la consapevolezza che era arrivato il momento di affrontare nuove sfide e crescere, sia dal punto di vista professionale che personale”, racconta.

Nel 2013, Rocca valutava diverse destinazioni, dagli Stati Uniti all’Australia, ma i visti rendevano tutto più complesso, mentre l’Inghilterra, allora ancora parte dell’Unione Europea, appariva più vicina, più semplice, meno carica di ostacoli burocratici. Bournemouth, invece, entrò nella sua vita in modo quasi accidentale, perché inizialmente l’idea era di radicarsi a Londra, con le sue opportunità e la sua dimensione internazionale, ma il costo della vita già elevato lo spinse a guardare anche altrove, fino a scoprire una città di cui, ammette, “non aveva mai sentito parlare prima”.

Nei primi anni, il centro della sua vita inglese fu soprattutto l’apprendimento della lingua e la costruzione di una nuova carriera, che lo avrebbe poi portato nel settore finanziario, ma intanto Bournemouth iniziava a lavorare su di lui con la forza discreta dei luoghi che non si impongono subito, e che proprio per questo, quando entrano nella vita, lo fanno in profondità: la possibilità di vivere sul mare, di passeggiare lungo la spiaggia dopo il lavoro, di raggiungere facilmente la campagna inglese e la costa del Dorset, quell’equilibrio tra lavoro, natura e qualità della vita che, dice, “difficilmente si trova altrove”.

Poi arrivarono le amicizie, il volontariato, il senso progressivo di appartenenza, finché dopo circa tre anni Rocca si rese conto che Bournemouth non era più solo il luogo in cui viveva, ma era diventata davvero casa. La misura più chiara di questa trasformazione fu un episodio specifico: aveva fissato un colloquio per un’opportunità lavorativa a Londra, ma il giorno prima lo cancellò, capendo che, anche se avesse ottenuto quel lavoro, non avrebbe voluto lasciare Bournemouth. “Fu in quel momento che presi una decisione molto semplice ma importante: restare qui e costruire qui il mio futuro”.

Da lì, l’impegno pubblico è arrivato quasi come prosecuzione naturale di una disposizione personale già formata in Italia: Rocca si è avvicinato al volontariato, è stato invitato a entrare nel Rotary Club e ha deciso, come aveva già fatto a Milano, di iscriversi a un partito politico, inizialmente senza l’intenzione di candidarsi, ma con il desiderio di capire meglio il funzionamento delle istituzioni locali e di partecipare alla vita della comunità. Poi, frequentando incontri ed eventi, ha conosciuto una persona diventata nel tempo un caro amico, che dopo qualche anno gli chiese se avesse mai pensato di candidarsi alle elezioni comunali. All’epoca, per i cittadini dell’Unione Europea residenti nel Regno Unito, era possibile votare ed essere eletti nelle amministrazioni locali anche senza cittadinanza britannica, e così Rocca accettò la sfida, mettendosi a disposizione della comunità.

Un passaggio che, letto dall’esterno, potrebbe sembrare sorprendente, ma che lui racconta con grande naturalezza, come se la domanda non fosse mai stata “posso farlo, essendo italiano?”, ma piuttosto “posso essere utile, vivendo qui?”.

Anche la percezione della sua italianità, nella politica locale inglese, sembra essersi collocata in questa stessa dimensione. “La società inglese è molto multiculturale, e fin dal mio arrivo mi sono sempre sentito accolto e considerato per quello che facevo e per il contributo che cercavo di dare alla comunità, più che per la mia nazionalità”.

Roberto Rocca è ancora fortemente legato all’Italia, e potrebbero esserci in futuro delle interessanti iniziative. 

Oggi, come Sindaco di Bournemouth, Rocca ricopre un ruolo che lui stesso definisce soprattutto “istituzionale e imparziale”, diverso dall’idea di sindaco esecutivo che molti italiani potrebbero immaginare pensando ai comuni del nostro Paese, e più vicino, almeno per certi aspetti, a una funzione civica e di rappresentanza della comunità. È anche Presidente del Consiglio Comunale, con la responsabilità di presiedere e gestire le sedute, garantendo che il dibattito si svolga in modo corretto, rispettoso e imparziale, nell’interesse di tutti i cittadini. Eppure, pur dentro i limiti e la natura del suo mandato, i temi che avverte attorno a sé sono molto concreti: il decoro urbano, la sicurezza, le difficoltà del centro cittadino, la riduzione delle attività commerciali, il bisogno di rafforzare il senso di comunità in una città che, come molte realtà urbane contemporanee, deve tenere insieme trasformazioni economiche, vocazione turistica, identità locale e pluralità culturale.

“Desidero concentrare il mio mandato sulla promozione della partecipazione civica, sul sostegno alle associazioni e sul riconoscimento del lavoro straordinario svolto ogni giorno da volontari, enti benefici e organizzazioni giovanili”, afferma, individuando in queste realtà una delle grandi ricchezze della città, forse perché proprio il volontariato e l’associazionismo sono stati, nella sua esperienza personale, luoghi di accesso alla comunità prima ancora che alla politica.

La Bournemouth che immagina per i prossimi anni è “sempre più dinamica, internazionale e capace di valorizzare il proprio straordinario patrimonio naturale, culturale e turistico”, ma senza perdere quel senso di comunità che la caratterizza: una città capace di attrarre investimenti, opportunità e nuove energie, mantenendo però la propria identità e quella qualità della vita che lo convinse, anni fa, a cancellare un colloquio a Londra e a restare.

Particolarmente centrale, nel suo sguardo, è il rilancio del centro cittadino, che vorrebbe vedere tornare allo splendore ricordato da molti, con più attività commerciali, più persone, più vitalità economica e più fiducia, ma anche qui Rocca evita la semplificazione dell’uomo solo al comando, riconoscendo che un obiettivo simile richiede il contributo di imprese, commercianti, associazioni di categoria, Camera di Commercio, istituzioni e cittadini, e che il suo ruolo sarà quello di favorire dialogo e collaborazione, creando le condizioni perché ciascuno possa sentirsi parte del futuro della città.

Il suo legame con l’Italia potrebbe presto assumere anche forme istituzionali più concrete: si è parlato, infatti, della possibilità di un gemellaggio con Telti, il comune sardo a cui Rocca è molto legato (la sua mamma è proprio di lì), un’idea ancora da sviluppare e che richiederebbe passaggi amministrativi e istituzionali, ma attorno alla quale si possono già immaginare iniziative più immediate, a partire dal viaggio che il sindaco farà in Sardegna nel mese di settembre, quando avrà l’occasione di incontrare amministratori e amici del Comune di Telti, con il desiderio, già espresso, di accoglierli poi a Bournemouth, al Municipio e negli uffici del Sindaco, in una cornice che custodisce la storia civica della città e potrebbe diventare il primo spazio di uno scambio istituzionale e culturale.

Allargando lo sguardo, però, Rocca spera di rafforzare i legami tra Bournemouth e l’Italia tutta avviando un dialogo con l’Ambasciata e il Consolato Generale a Londra, e magari sviluppando rapporti più stretti anche con Milano, la città in cui è nato e cresciuto.

Mi piacerebbe concludere tornando al numero 13, e più nello specifico a quella data lì, al 6 luglio 2013, il giorno in cui un giovane Roberto Rocca arrivò a Bournemouth. Di quella giornata ne ricorda il sole, il caldo, l’entusiasmo e la curiosità propria di chi si trova all’inizio di una nuova avventura. Ricorda una delle prime passeggiate sulla spiaggia, con così tante persone, il mare e un’atmosfera rilassata da fargli pensare quasi di essere in California, e ricorda anche il suo primo pranzo inglese, un classico fish and chips. Allora non avrebbe mai immaginato che quella città, scelta quasi per caso, sarebbe diventata la sua casa e che, tredici anni dopo, lo avrebbe portato a ricoprire una carica istituzionale alla guida civica di una comunità di circa 200mila abitanti. Il suo obiettivo, infatti, era molto più semplice: fare un’esperienza internazionale, migliorare l’inglese, crescere professionalmente e magari, dopo qualche anno, tornare a Milano.

Per un periodo ci pensò davvero, inviò anche qualche curriculum in Italia, poi la vita prese un’altra direzione. Oggi, se potesse parlare al Roberto appena arrivato in Inghilterra, probabilmente gli direbbe una cosa molto semplice: “continua a credere nelle persone, continua a metterti al servizio della comunità in cui vivi e non smettere mai di impegnarti per il bene degli altri. Che si tratti della scuola dei propri figli, della parrocchia, di un’associazione culturale, di un ente benefico o della vita pubblica, ogni piccolo contributo può fare la differenza. Guardando indietro, credo che siano stati proprio questi valori — il servizio, il volontariato, l’impegno civico e la volontà di costruire qualcosa di positivo per gli altri — a portarmi fino a qui. E sono convinto che continueranno a guidarmi anche in futuro, ben oltre il mio mandato da Sindaco. Perché il servizio alla comunità non è una carica o un titolo: è un modo di vivere che mi accompagna da sempre e che spero di continuare a coltivare per molti anni ancora”.