C’è qualcosa che accomuna molti dei personaggi interpretati da Pilar Fogliati: la capacità di apparire autentici. Donne che inciampano, cercano il proprio posto nel mondo, sbagliano, cambiano idea. Figure lontane dall’eroismo tradizionale, ma proprio per questo capaci di parlare a un pubblico ampio. È una cifra che l’attrice romana sembra voler coltivare anche nel suo nuovo progetto televisivo, tratto dai romanzi di Alessia Gazzola. La protagonista della serie è una giovane giornalista milanese, alle prese con una professione che non la soddisfa e con una vita che sembra essersi fermata in una zona grigia.
Un’esistenza destinata a cambiare quando un’improvvisa eredità familiare apre la strada a una vicenda che mescola mistero, sentimenti e riscoperta di sé. “È una giornalista che vive a Milano in uno scantinato e che ha molta difficoltà ad arrivare a fine mese. Lei è un po’ frustrata perché vorrebbe raccontare delle cose e gliene fanno raccontare altre, lotta per raccontare i ragazzi che protestano”, racconta Fogliati, spiegando come la serie scelga anche di mostrare “un capoluogo regionale lombardo meno raccontato”.
Il punto di svolta arriva con una notizia inattesa che cambia completamente la prospettiva della protagonista. “Riceve una notizia familiare abbastanza sconvolgente di questo zio che le ha lasciato l’eredità e da qui parte una sorta di giallo sentimentale”, spiega l’attrice, sintetizzando l’anima del progetto come “una commedia-giallo sentimentale”, capace di alternare leggerezza, mistero e racconto emotivo.
Più che gli elementi investigativi, però, a colpirla è il ritratto umano del personaggio. Fogliati si sofferma soprattutto sulle sue fragilità, sulla normalità che lo rende immediatamente riconoscibile e vicino allo spettatore. “Questo personaggio per me ha la sua unicità proprio perché potrebbe essere incredibilmente ordinaria. È una ragazza di trent’anni ma è come se fosse un po’ bloccata, come se stesse un po’ in modalità sopravvivenza. Fa un lavoro che non le piace, non riesce a capire in amore cosa vuole, ha un rapporto con la famiglia, a volte anche un po’ la tendenza a mettere le cose sotto al tappeto. E quindi per me è straordinaria perché è meravigliosamente ordinaria”.
È proprio questa dimensione quotidiana a rappresentare uno degli aspetti che più affascinano l’attrice. Negli ultimi anni Fogliati ha costruito una carriera scegliendo spesso ruoli che rifuggono dagli stereotipi, preferendo personaggi imperfetti, pieni di contraddizioni e per questo credibili. “Mi piace quando i personaggi sono molto contemporanei, perché ascolto intorno a me le mie amiche, cerco di ispirarmi da quello che vedo”, racconta. Un metodo che parte dall’osservazione della realtà e che restituisce figure nelle quali è facile riconoscersi, lontane dalle idealizzazioni e più vicine alla complessità della vita quotidiana.
Nata a Roma, dopo gli esordi in televisione, Pilar si è affermata grazie a interpretazioni che spaziano tra commedia e dramma. Nel 2023 ha debuttato alla regia con Romantiche, di cui è anche sceneggiatrice e protagonista, ottenendo il plauso della critica. Considerata una delle interpreti più versatili della sua generazione, alterna con naturalezza cinema e televisione, distinguendosi per la capacità di dare vita a personaggi contemporanei, complessi e profondamente umani.
Il momento professionale dell’attrice è particolarmente intenso. Dopo il successo ottenuto con Cuori e quello cinematografico di Follemente, Fogliati si prepara infatti ad affrontare nuovi impegni sia sul piccolo sia sul grande schermo. Tra questi c’è anche il ritorno nell’universo di Follemente, film che avrà un secondo capitolo. Una prospettiva accolta con entusiasmo dall’attrice, che vede nella storia ideata da Paolo Genovese un meccanismo narrativo ancora ricco di possibilità. “Sono felicissima ovviamente che faremo Follemente due. È stato un film apprezzato, che ha raccontato un aspetto dell’umanità molto bello, secondo me, della persona proprio, di tutti quei pensieri che noi reprimiamo e invece c’è chi ha coraggio di dirli”.
Per Fogliati il cuore del film resta proprio quella capacità di dare voce ai pensieri nascosti, alle contraddizioni interiori che accompagnano ogni persona. Un’intuizione narrativa che, a suo avviso, può continuare a svilupparsi anche in futuro. “È un format cinematografico che si presta perfettamente a raccontare momenti salienti della vita. Potrebbe esserci veramente un Follemente 12, potrebbe esistere perché sono tante le fasi da raccontare”.
Guardando al suo percorso, emerge una linea precisa: scegliere storie in cui il pubblico possa ritrovare qualcosa di sé. Che si tratti di una giovane donna in cerca del proprio equilibrio, di una protagonista alle prese con un mistero familiare o di personaggi chiamati a confrontarsi con le proprie emozioni più profonde, Fogliati continua a privilegiare racconti che parlano della quotidianità, delle relazioni e delle incertezze del presente.
Ed è forse proprio questa attenzione all’umanità dei personaggi a rappresentare il filo rosso della sua carriera: donne imperfette, in movimento, mai definitive. Personaggi che non cercano di essere straordinari a tutti i costi, ma che trovano la loro forza nella sincerità con cui affrontano la realtà. Una cifra narrativa che l’attrice sembra destinata a portare con sé anche nelle prossime sfide, confermando una sensibilità interpretativa sempre più riconoscibile.