CANBERRA - Gli automobilisti australiani potrebbero pagare alla pompa il prezzo della nuova crisi nello Stretto di Hormuz, dopo l’annuncio di Donald Trump di voler imporre un costo sui carichi trasportati attraverso una delle rotte energetiche più importanti al mondo.
Il governo federale ha chiesto una de-escalation e un accordo stabile in Medio Oriente, mentre Washington prepara il ripristino del blocco navale nei confronti di navi e porti iraniani nello stretto. In tempo di pace, da Hormuz passa circa un quinto del petrolio mondiale, ma il canale è stato più volte chiuso e riaperto durante la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran.
Gli Stati Uniti hanno lanciato una nuova ondata di attacchi missilistici contro l’Iran. Teheran, a sua volta, ha cercato di imporre propri pedaggi alle navi in transito. Trump sostiene che il passaggio resti aperto alle imbarcazioni non iraniane, ma ha detto di volere un “rimborso” per la protezione di una parte “molto ricca” del mondo, ipotizzando un prelievo del 20% su tutti i carichi.
La proposta ha sollevato timori in Australia per l’impatto sui prezzi del carburante. Il ministro per la Gestione delle emergenze Kristy McBain, ospite di ABC Radio, ha detto che, senza un’intesa capace di durare, saranno famiglie e consumatori australiani a pagarne le conseguenze.
Il prezzo del petrolio è salito di circa l’8%, superando gli 80 dollari americani al barile dopo l’aumento delle tensioni tra Washington e Teheran. Resta comunque sotto i livelli oltre i 100 dollari registrati in fasi precedenti del conflitto.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha risposto a Trump con un messaggio su X, sostenendo che chi garantisce il passaggio sicuro delle navi commerciali attraverso Hormuz dovrebbe essere compensato. Ha rivendicato il ruolo dell’Iran come “guardiano” dello stretto, aggiungendo però che il 20% sarebbe eccessivo.
McBain ha detto che l’Australia dispone oggi di scorte di carburante superiori rispetto all’inizio della guerra. Non ha escluso l’estensione del taglio esistente di 16 centesimi al litro sull’accisa, in scadenza alla fine del mese, spiegando che il governo valuterà l’evoluzione della situazione.
L’opposizione ha chiesto al governo di intervenire presso la Casa Bianca se Trump procederà con il pedaggio. Il portavoce per l’Energia Dan Tehan ha avvertito che una simile misura creerebbe un precedente pericoloso anche per altre rotte, compreso il Mar Cinese Meridionale. Secondo Tehan, vie d’acqua di tale importanza devono restare libere da sistemi di pedaggio o imposizioni unilaterali.
Il ministro degli Esteri Penny Wong ha ribadito che l’Australia chiede la fine del conflitto, la ripresa dei negoziati, il ritorno a un cessate il fuoco e la riapertura dello stretto. Ha anche sollecitato l’Iran a rispettare gli obblighi assunti e a garantire il passaggio sicuro attraverso Hormuz.