MILANO - La Procura di Milano ha chiuso nuovamente le indagini sul caso di Ramy Elgaml, il giovane morto il 24 novembre 2024 dopo un inseguimento di 8 chilometri da parte di una pattuglia dei carabinieri, concluso con lo schianto del TMax su cui viaggiava insieme all’amico Fares Bouzidi.
Con questo nuovo avviso di conclusione, più ampio dei precedenti, i pm Giancarla Serafini e Marco Cirigliano, coordinati dal procuratore Marcello Viola, preparano la richiesta di rinvio a giudizio per omicidio stradale nei confronti sia di Bouzidi, sia del carabiniere alla guida dell’auto che per ultima inseguiva lo scooter.
Nel fascicolo aggiornato compaiono anche altri sei militari, indagati a vario titolo per favoreggiamento e depistaggio. Le accuse riguardano la cancellazione di video e file forniti da testimoni, la trasmissione di informazioni ritenute false ai magistrati e la redazione di un verbale d’arresto considerato mendace.
Secondo gli inquirenti, nel verbale relativo all’arresto di Bouzidi per resistenza a pubblico ufficiale, quattro carabinieri avrebbero commesso un falso ideologico omettendo di riportare l’impatto tra il veicolo dei militari e lo scooter, limitandosi a indicare che il mezzo a due ruote “era scivolato”.
Nel documento non sarebbero stati menzionati neppure la presenza di un testimone oculare né l’esistenza di una dashcam personale e di una bodycam che avrebbero ripreso l’intera fase dell’inseguimento.
Il nuovo atto riunisce e aggiorna le tre precedenti chiusure, notificate nei mesi scorsi a sei indagati, ampliando il quadro accusatorio: con la recente querela degli avvocati di Bouzidi, Debora Piazza e Marco Romagnoli, al carabiniere che guidava l’auto viene contestato anche il reato di lesioni nei confronti dello stesso Bouzidi. Rimangono, inoltre, a suo carico le accuse di omicidio stradale in concorso con il giovane che era alla guida dello scooter.
La Procura aveva tentato, dopo la prima chiusura, di ottenere dal gip una perizia in incidente probatorio per ricostruire la dinamica dell’incidente, poiché le valutazioni del consulente tecnico del pm divergevano da quelle degli investigatori sulla responsabilità del militare. L’istanza è stata però respinta due volte.
Con il nuovo avviso, la Procura punta ora a un processo che accerti responsabilità e condotte dei protagonisti di una vicenda che, oltre alla morte di un giovane, vede emergere pesanti contestazioni su presunti depistaggi e omissioni negli atti ufficiali.