PECHINO - La Cina accelera il suo impegno diplomatico: il presidente Xi Jinping, nel corso di un colloquio nella Grande Sala del Popolo a Pechino con il principe ereditario di Abu Dhabi, lo sceicco Khaled bin Mohamed bin Zayed Al Nahyan, ha presentato ufficialmente una proposta strategica in quattro punti per favorire la stabilità nella regione. 

L’iniziativa, rilanciata anche sui social dalla portavoce del ministero degli Esteri Mao Ning, punta a porre Pechino come mediatore costruttivo in un quadrante dove gli interessi cinesi, statunitensi e iraniani si intrecciano pericolosamente. 

Il piano di Pechino si articola su principi che richiamano la dottrina classica della diplomazia cinese, adattandoli alla crisi nello Stretto di Hormuz. In primo luogo, Xi ha osservato che i Paesi del Medio Oriente e del Golfo sono vicini che non possono essere spostati, sottolineando la necessità di un impegno per la coesistenza pacifica attraverso il miglioramento delle relazioni regionali e la costruzione di un’architettura di sicurezza comune, globale e sostenibile. 

In secondo luogo, la sovranità nazionale viene indicata come il fondamento dell’esistenza degli Stati, specialmente per quelli in via di sviluppo. Pechino ribadisce quindi che l’integrità territoriale dei Paesi del Golfo deve essere rispettata e che la sicurezza del personale, delle strutture e delle istituzioni deve essere vigorosamente tutelata contro ogni violazione. 

Il terzo punto invoca il rispetto dello Stato di diritto internazionale, con il leader cinese che ha avvertito come il diritto non possa essere applicato a intermittenza o solo quando conviene, esortando a difendere il sistema internazionale imperniato sulle Nazioni Unite e sulle norme della Carta Onu per evitare che il mondo torni alla logica della giungla. 

Infine, la proposta insiste che la sicurezza dev’essere vista come la premessa dello sviluppo, mentre lo sviluppo come garanzia di sicurezza. In quest’ottica, Xi ha invitato tutte le parti a creare un ambiente favorevole alla crescita economica, offrendo la disponibilità della Cina a condividere con i Paesi della regione le opportunità della modernizzazione in stile cinese. 

Pechino si muove da tempo per mediare tra Washington e Teheran, mossa da profondi interessi strategici e in previsione della futura visita di Donald Trump. Già all’inizio di aprile, Pechino e Islamabad avevano siglato un piano in cinque punti per riaprire lo Stretto di Hormuz e fermare l’escalation. Tuttavia, resta l’incognita su cosa accadrebbe tra Stati Uniti e Israele qualora si giungesse a un effettivo stop delle ostilità. 

Durante il colloquio, Xi Jinping ha ribadito che gli Emirati Arabi Uniti sono un “partner strategico globale” fondamentale. Ha auspicato un rafforzamento del coordinamento nelle piattaforme multilaterali, come Onu e Brics, e una cooperazione più profonda nei settori dell’energia, degli investimenti, della tecnologia e del turismo. 

Da parte sua, il principe ereditario Khaled bin Mohamed bin Zayed ha espresso profondo apprezzamento per gli sforzi cinesi. Gli Emirati hanno confermato l’intenzione di mantenere un coordinamento stretto con Pechino per favorire un immediato cessate il fuoco e la fine delle ostilità, puntando al ritorno della stabilità regionale e alla sicurezza della navigazione internazionale. Tale cooperazione mira, inoltre, a prevenire ripercussioni catastrofiche sulla sicurezza energetica e sull’economia mondiale.