ROMA - Una nuova inchiesta di Report torna a puntare i riflettori su Meta e sul Garante della Privacy.  

Secondo la trasmissione, il colosso guidato da Mark Zuckerberg avrebbe interferito nelle elezioni politiche del 2022 e in successive tornate regionali, favorendo la destra antieuropeista. Nel mirino finisce anche l’operato dell’Autorità, accusata di aver bloccato una maxi-multa nei confronti della società americana. 

Al centro dell’indagine lo strumento “Election Day Information”, utilizzato da Meta su Facebook e Instagram, che nell’agosto del 2022 avrebbe oltre 6 milioni e mezzo di utenti, i cui dati sarebbero stati raccolti, conservati e aggregati, e usati per alterare la visibilità dei contenuti politici, avvantaggiando le posizioni della destra antieuropeista. 

Un portavoce di Meta ha respinto ogni addebito: “La tesi secondo cui il nostro strumento costituirebbe una profilazione di massa è infondata e del tutto inaccurata”, ha affermato, spiegando che si tratta di uno strumento “utilizzato in tutto il mondo per contribuire a sensibilizzare gli utenti sulle elezioni”, e smentendo qualsiasi tentativo di influenzare le scelte degli elettori a favore di “specifiche categorie di politici e opinionisti”. 

L’inchiesta punta il dito anche contro il Garante della Privacy, in particolare contro i membri del collegio Guido Scorza e Agostino Ghiglia. Quando il dipartimento tecnico dell’Autorità ha chiesto un blocco urgente, infatti, i due avrebbero frenato, invitando ad attendere le autorità europee.  

Nella primavera del 2023, in occasione delle elezioni regionali, i tecnici sarebbero riusciti a far emanare un provvedimento d’urgenza che impediva a Meta di condividere i dati con terzi, ma la multa proposta di 75 milioni era stata poi ridotta a 25. 

“Mi trovo a subire da mesi forme di stalking e accanimento mediatico che non hanno precedenti nella storia della tv pubblica italiana”, ha replicato Ghiglia, sostenendo che per lui e i suoi colleghi “non vale la presunzione di non colpevolezza, trasformatasi da tempo a fiaba”. 

Le reazioni politiche non si sono fatte attendere. Gli eurodeputati del Partito Democratico Sandro Ruotolo e Nicola Zingaretti hanno parlato di un “rischio per la tenuta della nostra democrazia”, sottolineando che “non saremmo di fronte a semplici oscillazioni del dibattito online, ma a una possibile alterazione della visibilità politica”. I due parlamentari hanno annunciato che porteranno il caso in seduta plenaria a Bruxelles e chiederanno l’apertura di un’indagine. 

Il Movimento 5 Stelle, attraverso la senatrice Barbara Floridia, ha annunciato che chiederà al Parlamento di occuparsi della vicenda, a partire dalla Commissione di inchiesta sulle fake news che si sta insediando a Palazzo Madama. “È necessario che vengano convocati i vertici americani di Meta a riferire. Qui è in gioco la libertà del voto e la trasparenza dell’informazione”, ha detto.