RÍO GALLEGOS – Il Governo nazionale ha disposto l’accordo obbligatorio per 15 giorni nel conflitto petrolifero di Santa Cruz e ha fermato, almeno temporaneamente, lo sciopero a tempo indeterminato proclamato dal sindacato del settore. La misura disinnesca nell’immediato la protesta, ma lascia intatto il quadro di fondo di una crisi che accumula tensioni nella principale attività economica della provincia. 

Lo sciopero era stato deciso in un’assemblea massiccia con oltre 6.000 lavoratori del Sindicato de Petróleo, Gas Privado y Energías Renovables (SIPGER), in un contesto segnato dal calo dell’attività, dalla mancanza di investimenti e dal crescente timore per la perdita di posti di lavoro. La mobilitazione minacciava di paralizzare la produzione nei giacimenti e ha fatto scattare l’allarme sia a livello nazionale sia provinciale. 

La conciliazione obbligatoria, disposta dalla Segreteria del Lavoro, obbliga il sindacato a sospendere la misura di forza e le imprese a non adottare ritorsioni, mentre si apre una fase di negoziazione. L’obiettivo ufficiale è evitare un’escalation del conflitto in un settore considerato strategico, ma lo scenario di fondo appare molto più complesso. 

Uno dei punti centrali della rivendicazione sindacale è la mancanza di perforazioni. Secondo quanto denunciano dal sindacato, a Santa Cruz non si registra attività di nuovi pozzi da quasi due anni, con un impatto diretto sulla produzione e sulla stabilità occupazionale. A ciò si aggiunge la critica alle compagnie operatrici per il mancato rispetto degli impegni di investimento assunti negli ultimi anni. 

Il conflitto si inserisce inoltre in un processo più ampio di riconfigurazione dell’industria. Lo spostamento degli investimenti verso Vaca Muerta e il declino delle aree convenzionali come quelle di Santa Cruz hanno aggravato il deterioramento dell’attività, soprattutto nelle zone in cui i giacimenti richiedono maggiori sforzi per mantenere i livelli di estrazione. 

In questo contesto, la provincia affronta una doppia pressione: da un lato la necessità di attrarre capitali per rilanciare la produzione, dall’altro quella di contenere l’impatto sociale del calo dell’occupazione in un’economia fortemente dipendente dal petrolio. 

La tensione si estende anche al piano politico. Il governatore Claudio Vidal, con un passato nel sindacalismo petrolifero, si trova coinvolto in un conflitto in cui deve bilanciare il rapporto con i lavoratori e la necessità di garantire investimenti. La rivendicazione sindacale include anche la possibile revoca delle concessioni alle aziende che non rispettano i propri impegni, aggiungendo un ulteriore elemento di scontro.