WASHINGTON - Gli Stati Uniti hanno formalmente attivato il blocco navale nelle acque del Golfo di Oman e del Mar Arabico, a est dello Stretto di Hormuz. La misura, comunicata tramite una nota ufficiale ai naviganti, si applica a tutte le imbarcazioni indipendentemente dalla bandiera, pur garantendo formalmente il diritto di passaggio neutrale verso destinazioni non iraniane. Tuttavia, Washington si riserva il diritto di ispezionare qualsiasi nave per verificare la presenza di merci di contrabbando.
Il presidente Usa Donald Trump, rientrato a Washington dopo un weekend di consultazioni in Florida, ha usato toni durissimi su Truth per avvertire Teheran. Rivendicando di aver già “annientato” gran parte della Marina iraniana (con un bilancio dichiarato di 158 navi colpite) Trump ha minacciato di “eliminare” le restanti unità d’attacco veloce che dovessero avvicinarsi al blocco. “Sarà rapido e brutale, lo stesso sistema di sterminio che usiamo contro i narcotrafficanti”, ha scritto il tycoon, aggiungendo provocatoriamente di non temere il ritiro dell’Iran dai negoziati: “Se non tornano al tavolo, per me va bene”.
Nelle ore immediatamente precedenti e successive all’entrata in vigore del blocco, si sono registrate manovre significative nello Stretto. La petroliera cinese Elpis, sanzionata nel 2025 come parte della flotta ombra iraniana, ha attraversato Hormuz poco prima della scadenza sfidando apertamente la sorveglianza statunitense.
Al contrario, la Ostria, una petroliera battente bandiera del Botswana, ha invertito la rotta appena 41 minuti dopo l’inizio del blocco deviando verso gli Emirati Arabi Uniti. Nel frattempo, la Rich Starry ha comunicato via radio di essere alla deriva al largo dell’isola di Qeshm, segnale di uno stallo operativo che sta paralizzando il traffico commerciale nell’area.
Il blocco è la risposta al fallimento dei colloqui di Islamabad, dove le posizioni sono rimaste inconciliabili. Gli Stati Uniti hanno chiesto una moratoria di 20 anni sull’arricchimento dell’uranio, una condizione definita “massimalista” dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi.
Teheran, dal canto suo, ha alzato la posta chiedendo risarcimenti di guerra per i danni subiti dagli attacchi statunitensi e israeliani. La portavoce del governo, Fatemeh Mohajerani, ha stimato le perdite preliminari in 270 miliardi di dollari, sottolineando che la cifra finale sarà probabilmente superiore. Sul piano economico, il presidente del Parlamento iraniano Ghalibaf ha lanciato una provocazione diretta a Trump: “Godetevi la benzina a 4 dollari finché potete; con il blocco proverete nostalgia per quei prezzi”.
Mentre la tregua temporanea sembra reggere sul campo, la Casa Bianca non esclude ulteriori passi. Secondo il Wall Street Journal, si valutano “attacchi militari limitati” contro infrastrutture critiche come impianti di desalinizzazione e centrali elettriche. La portavoce Olivia Wales ha confermato che il presidente tiene “aperte tutte le opzioni”. Parallelamente, Trump starebbe pressando gli alleati affinché si facciano carico di una futura missione di scorta militare prolungata nello Stretto.
A livello internazionale, il presidente cinese Xi Jinping ha richiamato al rispetto della sovranità degli Stati della regione, mentre l’Oman continua a tentare una difficile mediazione per evitare che il blocco navale si trasformi in un conflitto aperto su vasta scala.