TEHERAN - Mentre la tensione militare raggiunge il picco con l’attivazione del blocco navale statunitense, la diplomazia internazionale tenta una corsa contro il tempo. Il Pakistan si sta adoperando per riunire nuovamente Iran e Stati Uniti per un secondo round di colloqui, cercando di ottenere una proroga della fragile tregua di due settimane per consentire un’ulteriore azione diplomatica. 

Fonti di alto livello di Islamabad riferiscono che, sebbene una data definitiva non sia stata ancora fissata, entrambi i Paesi potrebbero tornare al tavolo delle trattative già alla fine di questa settimana. Islamabad resta la sede preferita dal Pakistan, ma non si escludono alternative: secondo indiscrezioni, il prossimo ciclo di incontri potrebbe svolgersi in Turchia o in Egitto, Paesi che hanno svolto un ruolo attivo negli sforzi per porre fine alle ostilità. 

Le basi per il confronto sarebbero già state gettate: le “linee guida” scritte con le rispettive richieste e concessioni sono state condivise, rendendo entrambe le parti consapevoli dei potenziali compromessi necessari per evitare l’abisso. 

Nonostante gli spiragli negoziali, il blocco navale ordinato da Donald Trump è diventato operativo nello Stretto di Hormuz. Quindici unità della Marina statunitense presidiano l’area per soffocare l’economia della Repubblica Islamica.  

I primi segnali dal mare mostrano un traffico rallentato ma non nullo: una portacontainer diretta a Dubai e una petroliera cinese hanno attraversato il canale, sfidando un clima di estrema incertezza.  

Intanto, la comunità internazionale osserva con crescente preoccupazione gli sviluppi della crisi. L’Europa, per voce di Ursula von der Leyen, ha definito la chiusura dello stretto un danno per l’economia, presentando contestualmente un piano energetico d’emergenza ma escludendo deroghe al Patto di stabilità.  

La Cina ha reagito duramente tramite il portavoce Guo Jiakun, che ha definito il blocco pericoloso e irresponsabile minacciando contromisure in caso di nuovi dazi commerciali, mentre il presidente Xi Jinping ha risposto presentando un piano di pace in quattro punti fondato sulla coesistenza pacifica e il rispetto della sovranità nazionale.  

Sul fronte economico, il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale e l’Agenzia Internazionale dell’Energia avvertono che il conflitto sta colpendo in modo sproporzionato i Paesi importatori di energia, minacciando la stabilità finanziaria globale. 

Parallelamente al dossier iraniano, Washington si muove sul fronte israelo-libanese. Il Segretario di Stato Marco Rubio ospiterà a breve un incontro tra gli ambasciatori di Israele e Libano nella capitale statunitense. Secondo fonti di Axios, l’obiettivo è di avviare negoziati diretti per un cessate il fuoco permanente e il disarmo di Hezbollah, cercando di stabilizzare almeno uno dei quadranti della crisi mediorientale. 

In questo scenario altamente volatile, l’offerta del Pakistan di ospitare un secondo round di colloqui prima della scadenza della tregua (prevista per la prossima settimana) rappresenta l’ultimo, esile spiraglio per una de-escalation.